Formazione dei padri

il noviziato

Il noviziato è il tempo in cui chi entra in Compagnia viene iniziato al nostro modo di vivere. La prima esperienza proposta è il Mese di Esercizi Spirituali: il nucleo incandescente della nostra spiritualità. Il novizio fa esperienza concreta di come il Signore si manifesta attraverso la sua umanità fatta di pregi e di difetti e impara un vocabolario spirituale per rileggere ogni altra esperienza alla luce della sua alleanza. Seguono altri “esperimenti”, ovvero situazioni disagiate, dove ci si allena a cogliere la presenza del Signore anche nelle difficoltà. Il noviziato dura due anni e si trova a Genova.

il filosofato

Lo studio in questa fase è considerato una prima forma di missione a cui si è inviati. Durante questo periodo il gesuita ha modo di personalizzare il proprio metodo di studio, approfondire con passione le materie che più corrispondono al suo orientamento intellettuale e trovare un equilibrio sano tra vita comunitaria, apostolato, preghiera e studio. Qui si incominciano a sperimentare prime forme di collaborazione sia all’interno che all’esterno della Compagnia. Il filosofato dura due o tre anni e si svolge a Roma, alla Pontificia Università Gregoriana.

il magistero

E’ un periodo di interruzione degli studi e di inserimento in una comunità attiva. L’immersione nel ritmo quotidiano della nostra vita, lavorando a fianco dei confratelli più grandi, facilita il processo di integrazione spirituale e sviluppo umano in tutti i suoi aspetti. Accompagnato nei suoi passi, il gesuita in magistero si misura con la realtà che lo aspetta e ridimensiona l’idealismo della sua vocazione. Emerge il grado di maturità della persona e la sua capacità di assumersi piccole responsabilità. Può durare da uno a tre anni, a seconda delle circostanze.

il teologato

Il gesuita in formazione si concentra sulla preparazione al sacerdozio. E’ tempo di rileggere la propria esperienza religiosa per verificare l’equilibrio affettivo personale raggiunto, il senso di appartenenza alla Compagnia e l’adesione profonda alla missione nella Chiesa. Lo studio della teologia non è un’assimilazione di informazioni su Dio, ma elaborazione dei contenuti teologici a partire dalle sollecitazioni poste dalla realtà vissuta nel periodo di magistero. Lo studio della teologia dura in media tre anni e attualmente avviene in alcuni teologati internazionali: Madrid, Parigi, Londra.

la licenza e gli studi speciali

La licenza corrisponde alla fase di studio successiva al primo ciclo di teologia. Il gesuita in formazione viene ordinato sacerdote e inserito in una comunità attiva. In questo contesto, collaborando con confratelli e laici, continua i suoi studi, specializzandosi per la missione a cui è inviato. Oltre alla licenza, talvolta sono previsti anche degli studi speciali a seconda del tipo di missione. Le esigenze attuali richiedono capacità di lavoro tenace e costante, finezza di discernimento per analizzare la realtà attraverso la nostra visione spirituale e creatività intelligente per comunicare il proprio pensiero.

il terz’anno

E’ l’ultima tappa della formazione di base del gesuita. E’ la sintesi del cammino sinora percorso, in tutte le sue dimensioni (spirituale, intellettuale, relazionale e esperienziale)  in prospettiva dell’incorporazione definitiva alla Compagnia che avviene con gli ultimi voti. E’ un tempo dove rielaborare affettivamente la propria appartenenza alla Compagnia, ripercorrendo le esperienze fondamentali che hanno toccato il cuore: il mese di Esercizi Spirituali, il contatto con i poveri, l’approfondimento delle Costituzioni e l’esperienza dell’internazionalità. Viene solitamente fatto all’estero.

la formazione permanente

La nostra formazione continua tutta la vita. Dopo la formazione di base, il gesuita è sufficientemente maturo per prendersi la responsabilità della propria formazione. La Compagnia continua a fornire  strumenti e opportunità per approfondire ciò di cui abbiamo bisogno per rimanere aggiornati e non perdere il ritmo dei tempi. L’amicizia tra di noi e la condivisione ci aiutano a trasmetterci l’un l’altro quelle competenze che riteniamo debbano diventare patrimonio comune della Compagnia.