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Cosa si fa e cosa non si fa…a tavola

Presentazione di un libro presso la comunità dei gesuiti di Villapizzone a Milano

Ci sono diversi programmi televisivi che ripropongono il tema del galateo a tavola o la cosiddetta arte del saper ricevere. Perché fermarci a quanto ascoltiamo alla tv? Andiamo alle fonti! Possiamo attingere anche dalle nostre carte alcune perle di saggezza, su cosa sia giusto fare e cosa no a tavola.

La fonte che oggi ci accompagna in questo percorso è un manoscritto trovato nei faldoni del Collegio Vida di Cremona, che tratta le “Regole di buona creanza a mensa”.

Nei collegi della Compagnia, oltre alle materie scolastiche, si insegnava anche a stare a tavola, con un regolamento da rispettare. Il regolamento in questione si rivolge direttamente al suo fruitore, il convittore, leggiamone insieme alcuni passaggi:

A tavola, più che in ogni altro luogo, si conosce se il giovane è padrone di sé stesso e si capisce se è veramente educato. Trovandoti dunque a tavola, non trascurare di praticare con attenzione e disinvoltura almeno le principali e più importanti consuetudini civili […]

–          A tavola starai composto, non rimboccherai le maniche come il medico in procinto di fare una operazione, non starai troppo addosso alla tavola, ma neppure troppo discosto […] non abbassare il capo ad ogni boccone come fa la gallina ad ogni sorso di acqua che inghiotte.

–          Il pane si pone a sinistra o di fronte, non devi romperlo colla bocca, né tagliarlo col coltello, ma si rompe a piccoli pezzi, quanto basti per portarlo alla bocca con due dita.

–          La posata, la bottiglia e il bicchiere devono sempre essere a destra o di fronte.

–          Il cucchiaio si adopera con la mano destra, e lo si tiene con tre sole dita all’ultima estremità di esso e con certa arte ed eleganza. Non si mette in bocca tutto per assorbire il brodo o la minestra ma basterà introdurne un po’ meno della metà. Si abbia cura che il cucchiaio non sia troppo pieno.

–          Non è lecito inchinare il piatto per raccogliere fino all’ultimo grano di riso o l’ultima goccia di brodo. Sulla minestra non si soffia, ma si fa raffreddare movendola leggermente col cucchiaio.

–          La forchetta si tiene tra il pollice e le altre quattro dita con la punta all’ingiù e si può tenere sia nella mano destra seguendo la moda antica, sia nella mano sinistra secondo l’usanza inglese.

–          […] È atto incivile gesticolare con il coltello e trinciare con esso ogni sorta di movimenti nell’aria. Il coltello poi non deve mai servire per portare cibo alla bocca né per porgerne ad altri.

–          Il tovagliolo serve a pulire le labbra e le dita quando ce ne sia bisogno, e specialmente prima e dopo di aver bevuto per non far l’orlo ingrassato al bicchiere, ma sarebbe indecente adoperarlo per asciugare il sudore o ad altri usi peggiori.

–          Non si mettono nel bicchiere né pane, né pesche, né spicchi di limone.

–          A tavola non si devono mettere le mani nei capelli e non si mettono le dita nelle orecchie.

–          Nel mangiare si procuri di evitare ogni rumore sia della bocca che del naso per non destare ripugnanza e disgusto negli altri.

–          Uno degli atti più incivili e che pure si suol fare da molti giovani è quello di pulirsi la bocca con la mano. Questo ufficio spetta al tovagliolo oppure al fazzoletto quando sia pulito.

–          Quando sarà data facoltà di parlare si stia ben attenti a non alzare troppo la voce col pericolo di cambiare il refettorio in una taverna.

Queste disposizioni risalgono al 1910, ma non sono meri retaggi del passato, bensì valide linee guida di buon comportamento, ancora oggi.

 

                                                                                                    Maria Macchi

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