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Educare e punire i nobili

Arduo compito quello di educare ma, soprattutto, di punire i rampolli dei nobili che frequentavano i collegi della Compagnia di Gesù.

I collegi, detti appunto “dei nobili”, erano istituzioni deputate alla formazione delle classi sociali più alte, non solo aristocratici ma anche borghesi, e future classi dirigenti, si trattava di scuole a pagamento.

L’appartenenza dei convittori a queste famiglie non escludeva comportamenti indisciplinati e indisponenti da parte dei ragazzi. Il compito di educarli e anche di punirli era affidato ai padri in una continua mediazione tra la necessità di far rispettare le regole e la scelta di punizioni consone al rango.

Ci aiuta a conoscere meglio la questione un episodio vissuto dal “maestro” Enrico Valle.

I giovani gesuiti che erano destinati, dopo il noviziato, nei collegi per il periodo del magistero come insegnanti e prefetti di disciplina e studio erano appellati come “maestri”.

Il giovane Valle, entrato nella Compagnia di Gesù otto anni prima, era impegnato nel 1846, a 24 anni, come maestro dei nobili, trovandosi nella necessità di punirne uno, il sign. “Ostini”, un barone nato a Roma ed entrato nel collegio due anni prima.

Ricostruiamo la vicenda da alcune lettere contenute nel fascicolo personale del gesuita.

La punizione dell’alunno Ostini aveva suscitato, evidentemente, le ire paterne che erano arrivate fino al Rettore, tanto da indurlo a scrivere al confratello per ammonirlo e invitarlo a scusarsi.

Il maestro Valle, in risposta, scrive:

“Quantunque il castigo da me dato al sign. Ostini non mi sembrasse né immeritato, né eccessivo, specialmente ove si guardi e la qualità del suo mancamento e il tempo in cui fu commesso, pure e per quel che ho inteso e per quel che ho veduto io stesso, sapendo di quanto disgusto sia stato cagione a Vostra Riverenza credo mio dovere il domandarmene in colpa e chiedermi a lei umilmente perdono. In verità mi duole assai d’aver mancato ad un mio obbligo trasgredendo l’avviso di non mandare in ginocchio nobili, e non mi duole meno d’aver cagionato tanto dispiacere a Vostra Reverenza e nondimeno spero ch’ella vorrà benignamente condonarmi questo qualunque mio o soverchio od importuno rigore, tanto più che mi ci condusse uno scarto di passione e tosto, ma non era più in tempo di rimediarvi, me ne avvidi. […] Del rimanente però protesto e son fermo di volere che il sing. Ostini o qualunque altro dei suoi compagni stia in iscuola come vi stanno gli esterni e come voglio io che si stia.”

Il problema non era stata la necessità di punire il convittore, ma la modalità, quella di farlo stare in ginocchio perché evidentemente per gli aristocratici non era considerato dignitoso, altri tempi…

Non bisogna però pensare che i gesuiti indulgessero nei confronti dei rampolli delle migliori famiglie.

Come abbiamo ricordato in una precedente rubrica, spesso figli di nobili sono stati espulsi dai collegi della Compagnia per diverse ragioni.

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