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Gesuiti feriti e assassinati, negli anni Venti

Sono moltissimi i gesuiti martiri, uccisi nel corso di guerre e persecuzioni religiose dal 1540 in poi.

Oggi ricordiamo però alcuni gesuiti che hanno perso la vita non in odium fidei, ma per altri motivi, in contesti non meno tragici.

Tutti i gesuiti di cui parliamo in questa rubrica sono stati uccisi o feriti durante gli anni Venti.

Il 1 settembre1921 fratel Aniceto Lopez, membro della comunità dell’Istituto Biblico, camminava lungo Corso Regina Margherita quando fu investito da un camion militare. Fu soccorso e trasportato al Policlinico Umberto I, dove spirò due ore più tardi.

P. Lorenzo Rocci ricorda l’episodio nel suo diario e riferisce che il soldato che lo aveva investito “voleva fare spavento all’ecclesiastico, ma ha diretto male la mossa: ora è in carcere per la sua mascalzonata”.

Quattro anni più tardi, la mattina del 12 ottobre 1925 p. Paolo Geny, gesuita di origine francese, si stava recando, dalla Gregoriana, alla stazione dovendo prendere il tram che collegava Roma con i Castelli Romani, per raggiungere il Nobile Collegio Mondragone.

All’altezza di via S. Basilio è stato fermato da un soldato che gli ha conficcato la baionetta nella schiena, l’aggressore tentò la fuga ma fu fermato da due soldati e trasportato alla caserma di Castro Pretorio.

Intanto il gesuita, gravemente ferito, veniva trasportato all’ospedale S. Giacomo dove spirava poco dopo, a causa dell’emorragia.

Ricostruiamo l’episodio da diverse fonti. Ne parla così p. Lorenzo Rocci:

“Oggi alle 10 il p. Paolo Geny , professore alla Gregoriana, di Nancy, è stato pugnalato da un soldato (che dicono matto) in via S. Basilio. Si prova che non è matto per niente. […] Paulo Geny. (…) 15.I. Tutti i giornali di Roma detestano l’uccisione del prof. Geny, stimato dotto, zelantissimo e santo”.

Il gesuita era infatti molto conosciuto a Roma soprattutto per il suo apostolato con i ragazzi del “Ristretto dei dodici apostoli” presso l’Istituto Massimiliano Massimo dove era anche docente, oltre alla carriera di professore di filosofia portata avanti presso la Gregoriana.

Nel fascicolo personale del religioso si conservano tutti gli articoli di giornale dedicati al fatto di cronaca: dal Messaggero di Roma che ne dà notizia appena due ore dopo il ferimento, al Corriere d’Italia, il Giornale d’Italia, Il Popolo, Idea Nazionale, L’Epoca, Il Mondo, Tribuna, Il Risorgimento, l’Osservatore Romano e anche alcune testate francesi La Croix, L’Echo de Paris, L’Action Française.

Proprio dalla lettura dei vari articoli possiamo capire quanto fosse facile, anche all’epoca distorcere i fatti e non avere mai un’univoca versione dei fatti.

Le parole di p. Rocci sono sicuramente frutto di quanto ascoltato in comunità, riferito dal Superiori e letto sui giornali.

A due ore dal misfatto il Messaggero scrive “Un soldato del genio ha estratto la bionetta dal fodero e l’ha conficcata nelle spalle di un povero sacerdote che si trovava, per caso, a passare di là […]”, il giorno dopo i giornali parlano di “furibonda crisi di follia omicida” e di un “soldato in preda a selvaggio furore anticlericale”.

Gli articoli, man mano che passano i giorni si arricchiscono di dettagli che sembrano inventati o molto romanzati, come il colorito pallido del sacerdote prima di incontrare la vittima mentre leggeva il breviario, la presunta follia dell’aggressore e le sue ragioni.

Anche p. Tacchi Venturi ha rischiato la vita ed è stato oggetto di un’aggressione con arma da taglio.

Poco più di due anni dopo l’assassinio di p. Geny, il 21 febbraio 1928, p. Tacchi Venturi viene assalito da un uomo armato di pugnale, come ci racconta sempre p. Rocci nel suo diario:

“Un ignoto tira una pugnalata al p. Tacchi Venturi, che però non è ferito gravemente: varie ipotesi sul fatto. (…)”

P. Tacchi Venturi sopravvisse al ferimento, il fazzoletto utilizzato per tamponare le ferite si conserva all’ARSI, nel fondo personale del gesuita.

Un anno più tardi, nel febbraio 1929, viene ucciso un altro gesuita, in Francia, leggiamo ancora una volta le parole di p. Lorenzo Rocci:

“A Tolosa hanno ucciso a revolverate il p. de Corneillan, d’anni 65: pare che l’assassino sia un fanatico repubblicano e un matto”.

Non è chiaro se tutti questi episodi, tre avvenuti a Roma e uno a Tolosa, tutti prima della firma dei Patti Lateranensi, possano essere frutto del clima politico del tempo, né se la firma dello storico accordo abbia portato ad una diminuzione degli episodi.

In tutti i casi non c’era un rapporto di conoscenza tra la vittima e l’aggressore, mentre si evince la volontà di colpire “il prete, il rappresentante della milizia ch’egli ha dichiarato di odiare” come riferisce il Corriere d’Italia sul caso Geny.

                                                                                                                      Maria Macchi

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