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La gioia di una vocazione in famiglia

La scelta di un figlio di prendere i voti può essere destabilizzante o può esser accolta con grande entusiasmo: suscita sicuramente una serie di emozioni nella famiglia dell’aspirante religioso.

Nella rubrica abbiamo già parlato del consenso parentale, obbligatorio in passato per i candidati al noviziato proprio perché spesso i genitori faticavano ad accettare la vocazione del figlio e la scelta della Compagnia di Gesù, ostacolandone talvolta l’ingresso in noviziato.

Nella maggior parte dei casi i genitori firmavano serenamente il consenso, talvolta accompagnando la comunicazione con qualche riga per comunicare la loro gioia.

In alcuni casi si sono conservate le lettere di alcuni genitori che scrivono ai figli proprio in occasione dell’ingresso in noviziato.

Oggi riportiamo alcuni brani della commovente e sentita lettera dei genitori del futuro gesuita p. Pietro Pizzolari.

Legnago, 30 novembre 1869

Amatissimo Figlio, e benedetto figlio di S. Ignazio,

La carissima tua del 23 corrente colla copia della lettera d’accettazione del Molto Reverendo Padre Provinciale ci riempì di contento e colla parte superiore dello Spirito rendiamo grazie al Signore di tanto favore a te e a noi accordato ed esultiamo con te della tua allegrezza.

Si dilettissimo figlio, il giorno dell’Immacolata ti accompagneremo colla S. Comunione alla tua vestizione e col S. Sacrificio che sarà celebrato per te, rinnoveremo il Sacrificio che abbiamo fatto del primogenito nostro a gloria di Dio, a bene della Santa Chiesa onde abbia a lavorar molto per essa.

[…] La povertà che abbracci, sì essa è vera ricchezza ed il pensiero solo di vederti la prima volta ad Eppan [all’epoca sede del noviziato] con quelle Sante lane ci cava le lacrime. Pietro non si offenda la tua umiltà ma lascia che a tua e nostra tranquillità di coscienza ti diciamo ancor noi una parola: tu caro non abbisogni di perdono, tutti i genitori avessero le consolazioni che noi abbiamo avuto da te sin da piccolo come da grande tutto è stato dono del Signore, a Lui solo sia gloria.

E noi poi il nostro dovere l’avremo fatto o in quella vece ti avremo forse dato cattivo esempio nelle correzioni coi detti o coi fatti? Se ciò fosse ci perdoni e nelle tue orazioni dal Signore ce ne ottieni il perdono e di questo non se ne parli più, ma se nella tua umiltà desideri anche il perdono delle innocenti tue colpe te le abbiamo perdonate non solo adesso ma le cento, mille volte.

[…] tu prega che tutti conoscano i Gesuiti come devono esser conosciuti, tu intendi bene, al Nonno lo faremo sapere con moderazione e sentire per la sua età ed infermità. 

[…]

Ci congratuliamo per la bella grazia che hai avuta d’esser entrato nel giorno che entrò S. Luigi. […] Se ti è permesso presenta al Molto Reverendo padre Provinciale i nostri rispetti e cordiali ringraziamenti per la grazia accordataci pregandolo della S. Benedizione a noi e famiglia nostra. 

Figlio prega per noi che non sarà mai che noi cessiamo di farlo per te nei SS Cuori troviamoci sempre finché ci sarà dato di unirci per sempre in Paradiso dove non saremo più separati, questo è quello che ci conforta per questi quattro giorni che stiamo al mondo. Il Signore ti benedica, Maria Santissima Sia Madre, S. Ignazio ti sia sempre Padre, col desiderio ti baciamo la veste benedetta che quando leggerai questa l’avrai indossata.

La tua mamma.

Una parte della lettera è scritta dal padre del novizio.

Amatissimo figlio

abbiamo parola per parola di quanto sopra ti scrive la mamma. Prego il Signore che ti dia grazia di corrispondere alla Santa Vocazione che t’ha chiamato e quando avrò la consolazione di vederti sentirò volentieri i motivi che d’indusse ad abbracciare la Compagnia di Gesù. […] Il nonno è venuto a sapere dove sei ed è ben contento, ti manda non una ma mille benedizioni. Raccomandami al Signore onde abbia a far sempre ed in tutti la sua santissima volontà. Ricevi intanto la mia benedizione, ti abbraccio.

Il tuo affezionatissimo Papà.

Inoltre nell’elenco degli indumenti e degli oggetti che il novizio aveva con sé all’ingresso in noviziato, è riporta la seguente nota “N. B. I genitori dichiararono, che questa roba si desse per uso del Noviziato”. Decisero dunque che tutto quello che il figlio portava con sé e che non avrebbe potuto utilizzare negli anni successivi, quando sarebbe cresciuto, fosse poi donato al noviziato.

Pietro, quella mattina del 9 dicembre 1869, entrava in Compagnia all’età di 16 anni.

Maria Macchi

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