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La musica in collegi e noviziati

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La musica non restava fuori dalle mura del noviziato, come forse si potrebbe pensare, ma era parte integrante della vita dei novizi e della loro formazione.

A Galloro, dove ha avuto sede il noviziato dal 1929 fino agli anni Sessanta, era presente una vera e propria “Schola cantorum”. Gli aspiranti religiosi, ritratti nella foto durate una visita alla Pontificia Università Gregoriana, erano impegnati nello studio del canto e della musica.

Animavano le liturgie e i momenti di preghiera in noviziato, eseguendo salmi e canti diversi a seconda del calendario liturgico.

Anche a Loreto, negli stessi anni, all’interno scuola apostolica “S. Giovanni Berchmans” è esistita una Schola cantorum per gli apostolini.

Tra le carte prodotte a Loreto si conserva il diario della Schola cantorum, da cui possiamo ricostruire le esecuzioni musicali in occasione di diverse festività.

Il diario si apre l’8 settembre 1939, la natività di Maria, in onore della quale furono eseguite:

due volte l’Ave Maria composta da Perosi, il Sanctus di Camattari, O salutaris anche questo a firma di Perosi, “O Quam Suavis” di Oreste Ravanello e “Quanto è soave al core” del medesimo autore.

Era giorno di festa anche il 22 novembre, Santa Cecilia, in onore della quale vengono eseguiti, tra gli altri: l’Exaudi Domine – Perosi e l’Alleluia.

In occasione degli esercizi spirituali, tenutisi tra 23 e 25 novembre il diario riporta le attività della giornata:

All’introduzione e alle meditazioni del mattino e della sera [è stato eseguito] “Veni Creator” intonato da uno dei padri prefetti e accompagnato dall’Armonium. Alle ore 10 ufficio della Madonna seguito subito dal “Te Deum”. Alla sera la benedizione eucaristica col canto dell’“Iste Confessor”[…] Dopo l’ultima meditazione, il Bacio del Crocifisso, accompagnato dal canti del Miserere, molto lento e piano.

Sfogliando ancora il diario sono numerose le composizioni di Perosi eseguite dalla schola cantorum: O Salutaris hostia, Tota pulchra, Ave Verum, Tantum ergo.

Ci sono inoltre opere di Mascagni, Schubert, Scarlatti, Händel, Tomadini, Mendelsshon.

Viene eseguito anche l’inno dell’Azione Cattolica “Vivere la Cresima”.

A febbraio, per le recite di Carnevale furono eseguiti:

Farsa lirica in un atto di Alfonsi

Il terzetto di Crispino e la Comare dei fratelli Ricci

Il Duetto del Matrimonio Segreto di Cimarosa

La Romanza Spazzacamino di Cagliero.

C’è un interessante appunto il 6 gennaio 1941, al termine di un lungo programma musicale in occasione dell’Epifania:

«Ogni cosa è riuscita più che discretamente bene, nonostante le voci diffusesi a prologo e a conclusione dell’accademia. Il direttore di canto non dia ascolto a chiacchiere che accusino la debolezza delle voci, in modo speciale poi a chi di canto ne sa meno che nulla, e si persuada che a cantar forte anche gli asini riescono, e cantar piano è da pochi soltanto. Quanto alle chiacchiere, è la filosofia quella che ci vuole: lasciar dire e fare il contrario di ciò che si dice.»

Un’altra annotazione ricorda di non far mangiare troppe arance e dolci ai bambini per non rovinare la loro voce in occasione delle esibizioni.

L’insegnamento della musica era inoltre previsto in tutti i collegi della Compagnia di Gesù ed i saggi e le accademie annuali erano inframmezzati dall’esecuzioni di opere musicali.

Si conserva un diario musicale redatto a Strada, dove aveva sede un collegio gesuitico chiuso nel 1925, nel quale si riporta l’orario delle lezioni di musica.

Queste erano diversificate per gli allievi della banda, per quelli di pianoforte e per il coro.

Opere liriche, musica da camera, canzoni popolari, stornelli e inni, era davvero ampio e variegato il repertorio musicale a disposizione degli allievi.

Chi li accompagnava?

Le fonti conservano nomi e volti di insegnanti di musica, quasi tutti laici, talvolta era presente anche qualche giovane scolastico particolarmente portato che seguiva il coro del collegio durante il magistero.

Nelle scuole di religione e nei ricreatori fondati dai gesuiti si registra frequentemente tra le spese l’affitto di pianoforti o l’acquisto di spartiti e testi musicali.

Le fonti d’archivio riescono a restituire tridimensionalità alla storia e ai soggetti storici che sono menzionati nelle carte, in questo caso aiutano a far tornare in vita voci, melodie, musica.

                                                                                                                      Maria Macchi

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