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Tempo da lupi in quel di Portorè?

Quotidianità, apostolato, impegni, padri che vanno e padri che vengono, lista del menù, sono davvero numerose e variegate le informazioni che i diari di casa ci restituiscono, talvolta perfino il meteo. Scopriamo insieme che tempo, da lupi, faceva a Portorè a fine XIX secolo.

In passato abbiamo letto del freddo inverno, con tanto di abbondante nevicata, nel bresciano, un evento che aveva portato la comunità a dibattere in merito alla questione del riscaldamento.

Sfogliando i diari di casa, possiamo notare piccoli riferimenti a eventi atmosferici, ma spesso si tratta di informazioni frammentarie e non consequenziali.

Ecco perché il diario di Portorè risalente al 1888 – 1889, è quanto mai interessante per chi si occupasse dello studio del clima in chiave storica o anche per noi, che curiosiamo tra le pagine della quotidianità di un tempo.

Portorè, oggi Kraljevica, cittadina marittima della Croazia e affacciata sul mar Adriatico, era sede all’epoca del noviziato della Provincia Veneto – Milanese, i diari e la documentazione della residenza si conservano nel nostro archivio storico.

Fin dalle prime pagine, l’estensore del diario e in seguito i suoi successori, hanno provveduto a segnalare ogni giorno il clima e gli eventi atmosferici.

Dal 13 novembre 1886 fino novembre 1888, conosciamo quasi per ogni giorno il clima e le condizioni meteo, che dovevano mettere a dura prova la vita dei gesuiti.

Si notano subito le note sulle precipitazioni: “piovoso”, “piove” “molto piovoso”.

Tuttavia è il vento ad essere il protagonista, frequenti le annotazioni sul “vento grosso”, che si dividono principalmente su due tipologie: “scirocco” e “Bora”

Quest’ultima, come sanno bene gli abitanti di Trieste, imperversava spesso, tanto che a seconda dell’intensità viene declinata come “borino”, “borone” “borino bello”, “borin”.

Situata a circa cento chilometri da Trieste, dalla parte opposta della penisola istriana, Portorè presenta un clima molto simile, anche nei mesi di primavera il diario riporta frequenti commenti climatici negativi come “sempre tempaccio” (27 maggio 1887), un mese e mezzo prima, il 16 aprile si era registristata “nerve, bora” e “borone gelato”.

Marzo pazzerello aveva portato clima “piovoso” con “sciroccone”, addirittura “tempo burrascoso la mattina”.

La bora, che poteva soffiare con il bel tempo “borino bello”, spesso portava con sé altri fenomeni atmosferici “borino neve e acqua”.

Migliore il tempo in estate, si registra spesso “caldissimo”.

Le descrizioni del meteo sono molto articolate, da “bello” a “buon tempo”, da “brutto” a “cielo plumbeo”, “vario”, “bora forte”, “nebbioso”.

E doveva essere proprio calzante l’appellativo di “borone” o bora forte se il 30 dicembre 1887 la bora “ruppe in diversi luoghi della casa circa 15 lastre (di vetro), in alcuni punti coi mattoni o tegole lanciate per l’aria.”

Non abbiamo fotografie di quei giorni a Portorè, ma qui sono riportate le foto di alcune comunità innevate e di una classe in gita sulla neve.

                                                                                                                      Maria Macchi

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