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Albania. Onorificenza alla memoria di Padre Valentini

incontro mestri 2011

Il 7 maggio 2012 il presidente della Repubblica Albanese, Bamir Topi, ha conferito la massima onorificenza dell’Ordine di Gjergi Kastrioti (Giorgio Castriota)-Scanderberg alla memoria del P. Giuseppe Valentini SJ, «che dedicò la sua vita all’Albania, dando un contributo essenziale all’approfondimento di argomenti relativi all’etnicità albanese, alla sua cultura e alla sua storia», considerandolo di fatto uno dei fondatori dell’albanologia. La cerimonia si è svolta nel Palazzo della Presidenza della Repubblica, a Tirana, alla presenza del Nunzio, del Presidente della Conferenza Episcopale, della comunità dei gesuiti di Tirana e di molti intellettuali albanesi che sono stati i promotori dell’iniziativa. Ha ritirato il premio, a nome della Provincia d’Italia, il P. Gian Paolo Salvini, direttore emerito della Civiltà Cattolica, che con P. Valentini ha vissuto vari anni a Milano. Il P. Giuseppe Valentini, nato a Padova nel 1900 e morto a Milano nel 1979, arrivò in Albania nel 1922 e vi rimase, a Scutari, sino al 1943, quando dovette fuggire dopo la condanna a morte pronunciata contro di lui dal regime comunista. Studiò a fondo la lingua e la cultura albanese, che fece conoscere con innumerevoli scritti, con un metodo missionario che richiama per molti aspetti quello di Matteo Ricci in Cina, esercitando il suo apostolato, come costruttore di ponti tra culture diverse, forte solo della fede e della cultura. Molte delle sue opere in albanese sono state già ripubblicate in 20 volumi. Si calcola che ne seguiranno altri 40 per completarne l’opera omnia. Si occupò anche del mondo bizantino come pure dell’influenza veneziana in terra albanese. Ne sono testimonianza i 22 volumi di Acta Albaniae Venetae. Rientrato in Italia insegnò all’Istituto Orientale di Roma, e divenne poi ordinario di lingua e letteratura albanese all’università di Palermo. A Milano fu il primo direttore della rivista Letture, pubblicata dai gesuiti di San Fedele, carica che rivestì sino alla morte.

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