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Giovani, in cerca di speranza e relazioni vere. In 200 a Selva

“Un momento magico, in cui perfetti sconosciuti diventano la tua famiglia”. Risonanze e riflessioni. Circa 200 i giovani che hanno preso parte ai minicorsi.

“Cos’è Selva per me? Una vita in una settimana, un mondo tutto diverso, uno stacco dalla quotidianità, una ragione di vita, il luogo degli amici, un posto speciale” racconta Marta, 17 anni. “Trovo persone belle, brave. Porto nel cuore le nostre serate insieme trascorse a cantare sotto il cielo stellato”. 

“Un momento magico, in cui perfetti sconosciuti diventano la tua famiglia” spiega Francesco, 18 anni, mentre acquista i biglietti del treno che porteranno lui ed altri a ritrovare in varie città d’Italia i ragazzi incontrati.

“Un’occasione unica che ti fa crescere sia a livello personale che con gli altri” confida Eleonora, 18 anni, “fa riflettere molto sulla tua identità e sulle relazioni che si costruiscono”.

Per Amerigo “un’ esperienza speciale, dove trovare nuove consapevolezze conoscersi, migliorare. Non avevo mai trovato esperienze simili dove fosse così facile fare nuove amicizie e trovare persone semplici e di valore. Un’immagine mi porto nel cuore: il momento dei ringraziamenti e dei saluti, il più emozionante”.

“Scoprire la propria identità e intessere legami duraturi coi coetanei, immergersi nel Giordano con il generale Naaman (2 Re, 5, 1-14), camminare insieme, cantare e giocare in valli fiorite al cospetto del Sassolungo è qualcosa  che lascia il segno ” scrive Vittorio, uno degli animatori.

Dal 1971 Selva continua ad accogliere centinaia di giovani, simili, unici e diversi. “In tanti lavori personali e nelle restituzioni finali dei ragazzi” sottolinea p. Beppe Lavelli, direttore di Villa Capriolo “ci siamo sentiti dire: Questo mi dà: … speranza. 

Sentirli così bisognosi di dare fiducia al futuro l’abbiamo trovato nuovo perché una delle prerogative dell’essere giovane è avere gli anni in tasca e guardarli con trepidazione e aspettative. Il bisogno di darsi e riconoscere speranza fa i conti con una consapevolezza radicata attuale, anche nei ragazzi, di una fragilità collettiva che se da un lato destabilizza dall’altro li rende molto maturi, forse più di quello che sarebbe funzionale per la loro fase di sviluppo”. 

Tra i tratti osservati la conoscenza già profonda del dolore e della sofferenza: molte storie familiari difficili: dalla malattia dei genitori alle separazioni. In una sola settimana la capacità di vedersi, riconoscersi e sostenersi, la grande autonomia rispetto alla figura adulta.

“Sono caricati di aspettative prestazionali in ambito scolastico, universitario e sportivo: questo li porta sia a essere molto capaci ad impegnarsi ma anche a rischio crollo e di non autoascolto” sottolinea Elena Rossini, dell’equipe educativa.

Costanti “l’energia vitale, il desiderio di fare scelte autentiche per sé, la voglia di giocare”. Un’ultima annotazione: “fino a qualche anno fa gli adolescenti rimanevano a tavola il tempo indispensabile. Anzi, spesso prendevano un frutto che andavano a mangiare all’esterno. Quest’anno abbiamo notato che i ragazzi rimanevano volentieri a tavola anche dopo aver terminato il pranzo: ci piace leggere questo dato come espressione del desiderio di dare tempo alle relazioni”.

Al Capriolo in corso la prima settimana per famiglie. A seguire i corsi per giovani dai 19 ai 30 anni. A fine agosto la seconda proposta per nuclei familiari e quattro giorni di Esercizi Spirituali.

Per informazioni visita gesuiti-selva.it

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