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Ripensarsi a partire dal lockdown

Presentazione di un libro presso la comunità dei gesuiti di Villapizzone a Milano

Dal 26 al 31 agosto, a Trieste, si è tenuto l’incontro dei Giovani Padri Gesuiti, i presbiteri gesuiti che stanno vivendo i loro primi anni di ministero prima dell’incorporazione definitiva nella Compagnia.

Si è approfittato del luogo per conoscere le attività dei gesuiti e le bellezze artistiche del Friuli ma certamente le note più caratteristiche sono state quelle della condivisione. E, infatti, tra i momenti più significativi dell’incontro ci sono stati quelli di confronto su come i diversi padri e le varie comunità della Provincia hanno vissuto spiritualmente e apostolicamente il periodo del lockdown e, più in generale, della pandemia.

Evidentemente sono state condivise difficoltà non indifferenti riguardo a uno slancio pastorale che faticava a trovare canali per esprimersi a causa delle forti limitazioni, del senso di impotenza verso le difficoltà dei fratelli, della lontananza dai cari in sofferenza e alla solitudine.

Sono però emerse anche inaspettate speranze e riflessioni sull’apostolato, la comunità e la preghiera: è stato certamente un periodo dove entrare in contatto con le debolezze ma anche con le potenzialità di una vita comunitaria che si fa condivisione. Sono state settimane in cui si è pregato più intensamente per i fratelli e in cui si è interrogata più profondamente la fede perché essa (anche sulla scia dei gesti e delle parole di Papa Francesco) potesse pronunciare parole adeguate davanti a queste prove così grandi per tutta l’umanità. Infine, sono stati giorni in cui si è riflettuto sulle potenzialità delle nuove tecnologie e sulla necessità ancora più grande di essere “Chiesa e Compagnia in uscita”, per andare incontro e trovare i fratelli lì dove sono, nelle loro case, incontrando i loro drammi e le loro speranze, in particolar modo con l’aiuto di internet e dei social media.

Tutto questo ha portato ad interrogare se stessi e le comunità su cosa significa “essere fedeli alla missione” e su come essa possa incarnarsi ancora meglio in questo contesto così particolare e, più in generale, nel prossimo futuro.

Insomma, è emerso che nei mesi passati e presenti non si è subito solamente ciò che accadeva ma, come singoli e come corpo apostolico, si è cercato di rispondere con iniziative personali e comunitarie alle nuove esigenze. La ripartenza sarà dunque lenta e avrà le sue fatiche, ma dall’incontro a Trieste è emerso anche e soprattutto il desiderio di guardare alle sfide che ci attendono con un cuore “contemplativo e in azione”, sapendo che andrà tutto bene.

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