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Un anno con Ignazio, incontro al Signore, da soli e a piedi

Presentazione di un libro presso la comunità dei gesuiti di Villapizzone a Milano

Fra un mese inizierà l’Anno Ignaziano, proclamato dal Padre Generale della Compagnia di Gesù, per il V centenario della conversione di Sant’Ignazio e il IV della sua canonizzazione. L’anno a lui dedicato inizierà il 20 maggio 2021, data della ferita durante la battaglia di Pamplona e si concluderà il 31 luglio 2022 nella festa liturgica del Santo. Motto scelto “Vedere nuove tutte le cose in Cristo”. Per la Provincia EUM tre momenti chiave: in presenza, a Roma, per i giovani, il 30 maggio, con il P. Generale. Online, il 29 giugno, in un’unica diretta streaming dai quattro territori della Provincia (Albania, Italia, Malta e Romania). E un momento conclusivo, sempre a Roma, con i rifugiati, insieme al P. Generale. La riflessione del Padre Provinciale Roberto Del Riccio, e le iniziative in programma nell’intervista a p. Marco Colò, coordinatore per la Provincia EUM.

Sarà un anno importante, reso ancora più speciale perchè si vede una luce in fondo al tunnel della pandemia, mentre la campagna di vaccinazioni avanza e con prudenza si prova a ripartire. L’anno ignaziano (20 maggio 2021-31 luglio 2022) per la Provincia EUM prevede l’organizzazione di «alcuni momenti che aiutino a cogliere il senso comunitario delle tante iniziative che le singole comunità opere a livello locale attiveranno», sottolinea padre Roberto Del Riccio, Provinciale.

Del Riccio: «Chiamati a uscire da sé»

L’anno inizia il giorno in cui si ricorda la conversione di Ignazio: «Il suo cammino di conversione è iniziato perdendo il controllo della situazione, che stava vivendo: l’assedio di Pamplona. Il capitano che aveva convinto tutti a non accettare la resa e stava conducendo la resistenza, finisce per essere lui quello condotto. Ferito nel fisico, perché incapace di reggersi in piedi da solo, e ferito nello spirito, perché sconfitto nelle sue illusorie ambizioni, sarà condotto da altri nel luogo, in cui Dio lo chiamerà ad uscire da sé», aggiunge.

La vicenda di Ignazio e la pandemia

Cosa dice questo evento a noi oggi? «Certo la vicenda di Ignazio è di per sé individuale, mentre la pandemia causata dal Covid è globale. Eppure la dinamica delle due situazioni è la stessa: abbiamo perso il controllo della situazione e dobbiamo ripartire dall’accettazione del nostro essere creature finite, ma chiamate da Dio ad una comunione con lui, con gli altri e con il mondo». Della vicenda del fondatore della Compagnia, dice padre Del Riccio, lo ha sempre affascinato «il modo in cui Ignazio ha scoperto la dinamica dei movimenti interiori, che è l’embrione del discernimento degli spiriti. Come Ignazio abbia fatto questa scoperta è raccontato all’inizio della sua Autobiografia. Ricordo ancora l’effetto riconciliante che ebbe su di me, quell’episodio della vita del Pellegrino. Finalmente potevo tenere insieme testa e cuore. La testa e il lavoro dell’intelligenza mi avrebbero permesso di valorizzare, interpretandoli, i movimenti del cuore. Poteva essere anche la mia maniera di vivere la sequela del Signore». Un racconto che ancora oggi può aiutare tanti.

Andare a piedi

A chi non conosce il fondatore della Compagnia Del Riccio suggerisce «di iniziare a leggere il Racconto del Pellegrino, l’autobiografia del Santo, e poi qualche biografia scritta su di lui». La cosa più importante, però, aggiunge «è fare esperienza di ciò che lui racconta di sé, cioè del suo modo di incontrare il Signore: da solo e a piedi. Da solo vuol dire nella preghiera personale secondo lo stile degli Esercizi Spirituali. A piedi significa proprio a piedi. Mettersi fisicamente sulla strada, magari in povertà, chiedendo cibo ed ospitalità. Comunque fare una qualche forma di cammino, per raggiungere un luogo significativo, in cui lo Spirito ha parlato o parla. Dove qualcuno da solo o insieme ad altri ha incontrato o continua ad incontrare il Signore. Potrebbero essere proprio i luoghi dello stesso Ignazio. Esperienze da vivere come Ignazio da soli e a piedi la nostra Provincia ne ha offerte e continua a offrirne parecchie, come sanno i tanti giovani e adulti che ne hanno approfittato».

Il programma e le iniziative

Padre Marco Colò, coordinatore per la Provincia EUM, illustra l’obiettivo dell’evento e le iniziative in programma.

«Innanzitutto ne segnalo due, che il Padre Generale chiede di organizzare alla nostra Provincia, a Roma. La prima è prevista per domenica 30 maggio 2021 ed è rivolta ai giovani. Vogliamo con loro approfondire alcune tappe dell’itinerario di conversione di Ignazio, in modo esperienziale. Momento saliente dell’appuntamento sarà l’incontro con lo stesso Padre Generale, vissuto nello spirito della domanda che egli stesso ha rivolto ai giovani in un messaggio pubblicato per l’ultimo 31 luglio: aiutateci a capire come possiamo meglio accompagnarvi nella vostra ricerca di una concreta forma di vita per diventare collaboratori della “divina bontà”, in questo mondo ferito. Il secondo evento vedrà invece l’incontro del Padre Generale con i migranti e sarà verso la fine dell’anno ignaziano (in sé l’anno si concluderà il 31 luglio 2022).

Venendo a ciò che si sta preparando per iniziativa della Provincia, è al momento in fase di organizzazione un evento comune ai quattro territori (Albania, Italia, Malta e Romania), in diretta streaming, per il 29 giugno 2021. Vuole essere un semplice tempo di preghiera per affidare a Dio il cammino di quest’anno ignaziano e per ringraziarlo per i segni di speranza che già ci fa cogliere. È da notare a tal proposito che la festa dei Santi Pietro e Paolo coincide col giorno in cui Ignazio comincia a riprendersi dal pericolo di morte che era seguito alla ferita.

Per segnare l’inizio preciso dell’anno ignaziano, 20 maggio 2021, si è deciso di non proporre nessun evento comune, ma inviteremo le singole realtà locali, che siano comunità od opere apostoliche, ad organizzare un tempo di preghiera e riflessione, ciascuna secondo le proprie possibilità. A tale scopo si fornirà una traccia. Si è fatta questa scelta per non sovrapporre un evento di Provincia agli eventi della Curia Generale.

In terzo luogo, rispondendo ad una richiesta espressa dall’ultima assemblea dei superiori della Provincia, a partire da settembre 2021, si vogliono fornire mensilmente delle tracce per la preparazione di riunioni comunitarie o tempi di preghiera.

Verrà poi ripubblicato presso AdP il volume degli scritti di Sant’Ignazio, con una nuova prefazione dell’attuale Padre Provinciale.

Infine non dimentichiamo che è responsabilità di ogni comunità, opera o rete apostolica di proporre iniziative che aiutino tutti ad aprirsi alla particolare grazia che cerchiamo con quest’anno celebrativo, ovvero quella di una conversione in favore di una più grande familiarità con Dio, di un più ricettivo ascolto del grido dei poveri e della Terra, e di una più grande audacia apostolica. Qui mi piace segnalare che finora una delle parti più propositive della nostra Provincia è l’Albania. Già vi si sta preparando la pubblicazione della prima storia completa della presenza dei gesuiti nel Paese, insieme ad altri scritti di spiritualità ignaziana. Inoltre è stato lanciato un campo estivo itinerante per giovani, sulle montagne del nord, finalizzato ad una più approfondita conoscenza di Sant’Ignazio tramite la sua autobiografia. Ho raccolto e continuo a raccogliere altre iniziative che nascono dal corpo della Provincia».

Quali sono le iniziative a livello internazionale più interessanti?

Il Padre Generale aprirà ufficialmente l’anno ignaziano con una celebrazione solenne, il 20 maggio 2021, a Pamplona. I dettagli non sono ancora noti. La seconda data è il 23 maggio 2021. Sarà trasmessa in streaming una preghiera internazionale dal titolo “Pellegrini con Ignazio”, alle ore 20.00 (su tre fusi orari differenti: Manila, Roma, New York), seguendo l’esempio di ciò che si è fatto per la Pentecoste 2020.

Per il resto c’è una certa vivacità che attraversa le varie Province della Compagnia e la famiglia ignaziana. Personalmente apprezzo ciò che prende spunto dalla lettura di bisogni, in modo che le proposte finiscano per portare un beneficio duraturo. Per esempio, in Spagna, nella rete delle scuole, si inizieranno a proporre delle settimane ignaziane, prendendo spunto da ciò che si fa in Francia da un paio di anni. Lo scopo di queste settimane è la presa di consapevolezza dell’identità delle scuole e l’offerta all’intera comunità scolastica di un assaggio di spiritualità ignaziana. Altre proposte vanno più esplicitamente nel senso di un approfondimento delle Preferenze Apostoliche Universali. Per esempio la Provincia Britannica offre, a partire da settembre 2021, nove mesi di spunti quotidiani di preghiera per gesuiti e collaboratori nella missione, traendo spunto anche dall’Enciclica Laudato Si’. Sempre nel solco delle PAU, la CVX-CLC trasmetterà da Loyola, dal 29 al 31 luglio 2021, un incontro internazionale online per giovani dal titolo “Abbraccia il mondo, in una maniera ignaziana”».

Questo anno per ricordare i 400 anni dalla canonizzazione del fondatore della Compagnia di Gesù cade in un momento storico molto particolare. Cosa dice quella vicenda oggi?

«Iñigo è un cavaliere ambizioso. Ha mire importanti e conformi alla sua epoca: compiere gesta eroiche e farsi riconoscere per il proprio valore, per crescere nel proprio posizionamento in società. Il colpo di bombarda che gli rompe una gamba il 20 maggio 1521, a Pamplona, lo spinge prima sull’orlo della morte e poi gli concede una pausa forzata. I lunghi mesi di convalescenza lo costringono a riconoscere che la sua rincorsa ad obiettivi sempre più ambiziosi riempiva i suoi occhi ma svuotava il suo cuore. Al contempo una diversa chiamata si faceva udire nella sua vita, ancora da decifrare, con nuovi desideri ancora da purificare. È così che inizia il suo pellegrinaggio, solo e a piedi, lunga scuola di affidamento all’imprevedibilità della promessa di Dio. Oggi è il mondo ad essere gettato a terra, non da un colpo di cannone, ma da un virus. In questione, per l’umanità oggi come per Ignazio allora, non è solo il confronto col nostro limite, ma il crollo di ambizioni di dominio e accumulo di ricchezze, le quali nel tempo hanno eroso sapienze millenarie, hanno disgregato i legami sociali e hanno deteriorato l’ambiente. La campagna vaccinale ora in corso sembra indicare che la nostra convalescenza volge al termine: che cosa abbiamo imparato che possa aiutarci a ripensare sia i nostri stili e obiettivi personali, che le politiche mondiali? Ovviamente è bene che ci poniamo questa domanda ad ogni livello, anche come gesuiti, come famiglia ignaziana, come Chiesa: quali sono i desideri che stiamo inseguendo e quali le paure da cui fuggiamo? Come ci stanno svuotando? Che cosa ci sta chiedendo Dio, anche attraverso le umiliazioni che stiamo attraversando?».

Lei della vicenda di Ignazio da cosa è più colpito, quale passaggio sente più vicino e fondante per la sua vocazione?

«Mi sono particolarmente cari due aspetti del cammino di Ignazio. Il primo corrisponde alla conversione che matura nel castello di Loyola, durante la sua convalescenza. Ne ho già parlato sopra. Siamo socialmente programmati per raggiungere degli obiettivi e non ce ne rendiamo conto, non abbiamo la prontezza di chiederci il perché. L’incontro col Signore Gesù è folgorante, poiché rovescia questa dinamica. Ci mette alla scuola non degli arrivati, ma di coloro che si sono persi per strada per le contrarietà della vita o per le loro stesse colpe. Da questi fratelli e sorelle impariamo a ricevere la nostra gioia come dono che viene da Dio, spogliandoci dalla presunzione che ci costruiamo da soli.

L’altro aspetto che mi è caro è il fatto che Ignazio rimane per tutta la sua vita un pellegrino mendicante, anche quando si stabilisce a Roma e diventa il responsabile di un nascente ordine religioso. Come Pietro alla fine del Vangelo di Giovanni, si lascia condurre dal Signore dove egli non sa. In fondo è bello essere gesuita proprio per questo, per questa disponibilità a lasciarsi portare dove non si sa, lasciando che sia il solo desiderio del miglior servizio e della maggior lode di Dio a guidarti. E alla fine non sai neanche se è proprio la cosa migliore quella che ti trovi a fare in obbedienza, ma lo puoi solo chiedere come grazia, continuamente».

A chi non conosce il fondatore della Compagnia cosa suggerirebbe per questo anno?

«Il modo migliore per conoscere Ignazio rimane sempre quello di avvicinarsi agli Esercizi spirituali. Meglio farlo “in presenza”, frequentando delle proposte di preghiera in stile ignaziano, dove si ha tempo per l’incontro silenzioso con Dio e si possono ricevere personalmente dei consigli per decifrare quello che la preghiera fa sorgere nel cuore.

Vi sono poi anche degli strumenti digitali che possono accompagnarci in semplici proposte di preghiera quotidiana. Ne segnalo 3. Get Up and Walk, in lingua italiana, offre un metodo di preghiera e brevi spunti sul brano del Vangelo letto nella messa del giorno. Gli spunti sono proposti da una rete mista di gesuiti e non gesuiti, anche giovani. Reimagining the examen, disponibile in lingua inglese e spagnola, è un’app per iOS e Android che offre numerose attualizzazioni del classico esame di coscienza. Accompagna a prendere consapevolezza di come Dio opera durante la propria giornata. E quando scopriamo dove Dio è, troviamo anche la nostra vera libertà. Click to pray, è l’app multilingue della Rete Mondiale di Preghiera del Papa (ma in modo più agile si possono seguire i corrispondenti canali social). Vuole abituare a pregare e ad operare in modo compassionevole sulle maggiori sfide dell’umanità e della missione della Chiesa.

Infine, a chi vuole conoscere meglio la vita di Sant’Ignazio, consiglio un vecchio successo tra le sue biografie: “Ignazio solo e a piedi”, di J. Ignacio Tellechea Idigoras. Ancora recentemente un confratello fresco docente di spiritualità ignaziana tornava a suggerirmelo».

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