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La promozione delle vocazioni

Congregazione Generale 34 - Decreto 10

[292] 1. La Compagnia di Gesù non può compiere la sua missione se non ci sono gesuiti. La Congregazione Generale 34ª, pertanto, chiede a tutti i nostri compagni di operare con vigore per le vocazioni. Certo, la vocazione è un dono di Dio e nessuna azione umana può sostituire l’intervento dello Spirito. Dio, tuttavia, utilizza gli strumenti umani: ciascun gesuita e ciascuna comunità devono assumersi la responsabilità di assicurare che la nostra Compagnia possa portare avanti la sua missione negli anni a venire.

[293] 2. La nostra missione e la nostra tradizione spirituale fanno di tutti noi dei promotori di vocazioni, persone cioè capaci di aiutare i giovani ad ascoltare e a rispondere alle mozioni dello Spirito nei loro cuori. Naturalmente la promozione delle vocazioni non deve necessariamente portare nella Compagnia di Gesù, ma può condurre ai più diversi tipi di risposta cristiana, e noi dobbiamo accuratamente rispettare il particolare modo in cui lo Spirito chiama ciascuno. D’altra parte, i giovani possono scegliere solo ciò che conoscono e amano: per questo ogni gesuita e ogni comunità devono fare tutto il possibile per presentare la Compagnia di Gesù agli altri, in modo tale che coloro che Dio chiama conoscano e apprezzino ciò che siamo e ciò che facciamo.

[294] 3. La qualità della nostra vita di gesuiti dà un’immagine umana alla chiamata di Dio: se veramente desideriamo delle vocazioni, dobbiamo chiederci se il nostro rapporto con Dio, le nostre comunità e i nostri apostolati corrispondono a ciò che professiamo. La critica distruttiva, l’amarezza e perfino il disprezzo per il nostro modo di vivere e per i voti, sono devastanti per coloro che potrebbero prendere in considerazione una vocazione alla Compagnia. Fortunatamente, la maggior parte dei gesuiti conduce una vita positiva e fedele, anche se, d’altra parte, molti di noi sono troppo esitanti e troppo timidi nel prospettare agli altri ciò che abbiamo.

[295] La nostra preghiera rimane un segreto che conosciamo solo noi, o siamo capaci di parlare della nostra esperienza di Dio, comprese le difficoltà, con gli altri e con i nostri confratelli? Le nostre comunità sono un luogo misterioso per tutti salvo che per i gesuiti, o sono aperte e accoglienti con coloro che ci cercano? I giovani ci vedono lavorare insieme, magari con accesi dibattiti, ma sempre nella reciproca accettazione e pregando insieme? Il nostro zelo apostolico si comunica agli altri, cosicché anch’essi siano spinti a impegnarsi nel servizio di Dio?

[296] 4. Dobbiamo promuovere le vocazioni in ambiti i più ampi possibile, in modo che la cultura e l’esperienza di coloro che cerchiamo di servire siano rappresentate tra di noi: con speciale sensibilità e fiducia dobbiamo promuovere le vocazioni nelle minoranze culturali, tra gli immigrati e nelle popolazioni autoctone.

[297] Raccomandiamo che il Padre Generale, dopo aver studiato l’esperienza di promozione delle vocazioni nel complesso della Compagnia, scriva una lettera che concerna gli aspetti pratici della promozione vocazionale tra di noi.”

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