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Gesuiti News Relazione conclusiva a partire dal report sul Cammino di verità
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Relazione conclusiva a partire dal report sul Cammino di verità

Introduzione

Il presente documento è frutto del Cammino di verità. Questo nasce nella primavera 2024 quando giungono a P. Renato Colizzi, responsabile nazionale del Movimento Eucaristico Giovanile (MEG), segnalazioni riguardo atti di abuso sessuale su minore attuati da P. Sauro De Luca (†2012) durante le attività del MEG. In accordo con l’allora Provinciale EUM dei Gesuiti, il MEG ha aperto una fase di ascolto delle persone sopravvissute e di testimoni, affidando tale ascolto e il report finale a una persona esterna alla Compagnia di Gesù.

Il Cammino riparte dagli eventi del 2010, anno in cui arrivarono alcune denunce. Grazie all’Ufficio Tutela, da poco istituito, fu fatta una indagine previa. In virtù di questa, P. De Luca venne sottoposto a restrizioni e a una vita ritirata per poter rileggere il male di cui era accusato ed essere sottoposto ad indagine verso un processo canonico. Durante questo periodo, P. De Luca fece delle ammissioni. A questa indagine previa non seguì processo perché nel frattempo il Padre si ammalò gravemente, decedendo nel giro di un anno.

Alla morte di P. De Luca, data la presunzione di innocenza fino al verdetto finale e considerata l’impossibilità di procedere ulteriormente a livello legale, si decise che i fatti non divenissero di dominio pubblico. Tale modo di procedere si basava su due considerazioni: l’imputato non si poteva più difendere e le persone sopravvissute chiedevano l’anonimato e la non rintracciabilità, richieste espresse ancora oggi.

In sintonia con il cammino della Chiesa, a livello di Provincia si avviarono dei cambiamenti procedurali interni volti a costruire un clima di consapevolezza sulla Tutela, attraverso lo studio e l’implementazione di procedure, policy, processi, percorsi di formazione. Nel 2010 venne nominato un Delegato per gli abusi.

Nonostante l’attività di ascolto sul caso portata avanti dal Delegato per gli abusi negli anni 2010-2012, nel 2024 sono sopraggiunte nuove segnalazioni.  È in questo momento che la Provincia decide di creare un canale di ascolto per i sopravvissuti degli abusi di P. De Luca che, pur mantenendo la privacy e l’anonimato, potesse restituire una “cornice esistenziale” ai fatti accaduti.

Con il Cammino di verità si è deciso, dunque, di riprendere e rivisitare quanto era già stato fatto nel 2010, di porsi nuovamente in ascolto e di ricostruire un passato che viene assunto come verosimile, seppure impossibile da accertare giuridicamente.

L’inizio del Cammino di verità viene reso noto con due interviste pubblicate su Avvenire e su la Repubblica il 1° ottobre 2024 (Avvenire, pp.1 e 20; la Repubblica, p.17) in cui P. Colizzi affermava: «Abbiamo deciso di mettere al centro le sofferenze delle vittime-sopravvissute. Alcune si sono rivolte a noi e di questo le ringraziamo di cuore, oltre a implorare umilmente il perdono loro e delle famiglie».

Nel maggio 2024 la Dott.ssa Grazia Villani è stata incaricata di ascoltare i racconti delle persone che, a seguito della pubblicazione degli articoli sopracitati, si sono rivolte alla linea telefonica e all’indirizzo di posta elettronica creati appositamente. La Dott.ssa Villani ha svolto questo lavoro pastorale a titolo gratuito.

Il presente documento organizza e comunica i contenuti emersi in questo Cammino.

Il Report

Iter del cammino di ascolto

Il percorso per arrivare a intraprendere il Cammino di verità è stato variegato e laborioso poiché andavano considerate le modalità più opportune per raggiungere le persone sopravvissute agli abusi di P. De Luca. Molteplici sono state le difficoltà incontrate dalla Dott.ssa Villani nel verificare gli abusi. Prima fra tutte il lasso di tempo passato dall’avvenimento dei fatti: alcuni importanti testimoni, responsabili del MEG e persone colpite dagli abusi sono deceduti; altri intervistati non sono riusciti a ricordare fatti che, seppur importanti, sono avvenuti decine di anni fa.

Durante il Cammino di verità, la Dott.ssa Villani ha avuto accesso alla relazione richiesta dal Provinciale all’archivista di Provincia, che ripercorreva la vita religiosa di P. De Luca dal suo ingresso in Noviziato, basandosi sullo studio di consulte, corrispondenza e Historiae domus (relazioni annuali presentate dalle singole comunità). Successivamente, la Provincia ha appreso dell’esistenza di un archivio personale del gesuita, costituito da suoi appunti, diari e fotografie, organizzati in 84 faldoni. Questo fondo è stato portato nell’Archivio di Provincia e qui messo a disposizione della Dott.ssa Villani. In uno dei diari si legge il racconto di abusi inflitti a circa trenta donne, alcune minorenni.

Le persone che si sono rivolte alla Dott.ssa Villani hanno chiesto di mantenere l’anonimato e di non essere rintracciabili; gli unici nomi che sono a conoscenza del Delegato per la Tutela sono quelli di due persone che hanno scelto di contattare la Curia Provinciale in maniera diretta.

Indicazioni numeriche

Durante la fase di ascolto del Cammino di verità (ottobre 2024 – settembre 2025) sono state ascoltate più di 60 persone:

● 25 persone colpite da abusi (di cui 20 da parte di P. De Luca)

● 22 adulti appartenenti al MEG o che avevano fatto parte del MEG

● 16 padri gesuiti

Questi numeri non escludono altri sopravvissuti: sono stati riferiti ulteriori nomi di presunte persone ferite che è stato impossibile contattare.

Profilo dell’autore e tipologie di abuso

P. Sauro De Luca era un religioso della Compagnia di Gesù, è stato Direttore Nazionale del MEG dal 1968 al 1998. Persona intelligente, preparata, dinamica, visionaria, attraeva per le sue convinzioni e per il modo persuasivo con cui le affermava. Ha contribuito a rinnovare l’Associazione e ad adeguarla alle novità del Concilio Ecumenico Vaticano II. Molto abile a conquistare la fiducia dei ragazzi e delle loro famiglie, con le quali entrava in confidenza anche attraverso delle visite, P. De Luca ha sfruttato la sua posizione d’autorità e l’influenza spirituale per abusare di giovani donne, alcune minorenni. Si contornava di alcune persone “preferite” creando con ciò malessere e disagio in chi non era stato scelto per stargli vicino. Riusciva a convincere che quanto avveniva durante la confessione o i colloqui fosse bene e, perfino, fosse per il bene delle persone che a lui si rivolgevano, atteggiamenti che molto spesso lasciavano le persone confuse e con un senso di colpa. Quando qualcuna delle ragazze ha chiesto al padre gesuita di non continuare ad agire abusivamente, egli ha reagito con rabbia e aggressività.

Gli abusi spirituali, d’autorità e plagio di coscienza, avvenivano soprattutto nell’ambito della confessione, dell’accompagnamento spirituale o di colloqui. Attraverso l’abuso spirituale si arrivava anche, in alcuni casi, all’abuso sessuale.

I colloqui avvenivano a Roma, a Cortona, Assisi, Bardonecchia e altri luoghi in cui si sono svolti convegni o campi estivi. P. De Luca riceveva abitualmente nella propria stanza da letto-studio.

Conoscenza di denunce e processi

Tra le persone ascoltate durante il Cammino di verità ci sono anche dei gesuiti: alcuni avevano collaborato con P. De Luca, altri erano stati suoi Superiori, altri ancora, semplicemente, lo conoscevano. Questi, con pochissime eccezioni, hanno detto di non essersi mai accorti che ci fosse qualcosa di inappropriato nel suo modo di agire e di relazionarsi.

Tra i laici e le persone che frequentavano il MEG, alcuni atteggiamenti inappropriati erano noti. Purtroppo, è stato sottovalutato l’impatto a corto e lungo termine di tali azioni.

Inoltre, tra i primi anni Ottanta e il 2010, ai Superiori di P. De Luca pervennero segnalazioni alle quali non fece seguito alcun provvedimento. È molto probabile che il periodo storico e la cultura del momento non abbiano consentito di prendere le dovute misure.

Da parte sua, P. De Luca, malgrado le restrizioni che nel 2010 gli vennero imposte, non rispettò gli ordini né del Provinciale, né del Superiore locale, incontrando alcune famiglie.

Durante la fase di ascolto, si è appreso che un altro religioso gesuita, nell’ambito del suo incarico al MEG, aveva commesso abusi sessuali su cinque donne. In questo caso i nuovi protocolli di cui la Provincia si è dotata nel 2015 hanno permesso la tempestiva indagine e la valutazione da parte del Dicastero per la Dottrina della Fede, che ha dichiarato i fatti prescritti. La Provincia EUM, nonostante la prescrizione, ha applicato restrizioni severe, tutt’oggi in vigore. Le persone ferite da questo secondo gesuita, messe a conoscenza in questi mesi delle restrizioni e del cammino a lui proposto, si sono dichiarate soddisfatte.

Chiediamo perdono

A chi è stato ferito, a chi ha parlato e non si è sentito ascoltato, a chi ha sofferto in silenzio vedendo le proprie preoccupazioni minimizzate, noi, Provincia EUM della Compagnia di Gesù, chiediamo umilmente perdono.

Con immenso dolore riconosciamo che ci sono state gravi carenze nella gestione e nel trattamento delle segnalazioni. Questa dolorosa consapevolezza ci spinge a continuare ad agire con più forza e determinazione: la richiesta di perdono rappresenta soltanto il primo passo di un percorso che richiede di essere intrapreso insieme.

Il nostro impegno

La vicenda di P. De Luca ha posto davanti agli occhi dell’intera Provincia un passato grave e ha portato a delineare sempre meglio percorsi di formazione e strutture per la prevenzione e la formazione dei gesuiti e dei laici che vivono in comunità, animano opere e seguono percorsi ignaziani.

Strutture attivate

  • Abbiamo istituito un Ufficio dedicato alla tutela, con personale qualificato.
  • Un team di esperti, provenienti da vari ambiti di competenza, supervisiona il lavoro dell’Ufficio per la Tutela.

Misure implementate

  • Formazione iniziale e permanente: la tutela e il safeguarding sono stati integrati sia nella formazione iniziale sia in quella permanente di tutti i gesuiti, garantendo una cultura di protezione costante e aggiornata.
  • Adozione di criteri di selezione più rigorosi nella valutazione dei candidati alla Compagnia di Gesù.
  • Protocollo aggiornato nelle nostre opere, come scuole, MEG e Centro Astalli.

Misure in fase di implementazione

  • L’Ufficio per la Tutela sta elaborando un manuale volto a sensibilizzare e formare in materia di tutela sia i nostri religiosi che il personale laico che collabora con noi.
  • Stiamo aggiornando il nostro protocollo di safeguarding.
  • Codice di condotta vincolante per tutti i membri della Provincia EUM. Questo codice di condotta, chiaro e dettagliato, definisce standard comportamentali precisi e non negoziabili, rendendo esplicite le responsabilità di ciascuno nella tutela dei minori e delle persone vulnerabili.
  • Stiamo elaborando un Vademecum con indicazioni pratiche sulle procedure da seguire in caso di denunce e definite a seconda dei casi per garantire che ogni segnalazione venga trattata con la massima attenzione e che nessuna voce rimanga ignorata.
  • Tutto il personale che lavora con noi segue una formazione obbligatoria sul safeguarding, con l’obbligo di segnalare immediatamente all’Ufficio preposto qualsiasi situazione problematica.

Conclusioni

Solo attraversando insieme questa fase dolorosa, con coraggio e verità, potremo sperare in un autentico rinnovamento. È questo un cammino che la Compagnia fa insieme alla Chiesa universale, consapevole che la piaga degli abusi sui minori e sulle persone vulnerabili si è rivelata una piaga sistemica anche nella comunità ecclesiale. È l’inizio di un percorso di cambiamento profondo, perché, come scrive Papa Francesco nella lettera apostolica “Vos Estis Lux Mundi”, «anche se tanto già è stato fatto, dobbiamo continuare ad imparare dalle amare lezioni del passato per guardare con speranza verso il futuro».

Rimaniamo a vostra disposizione per qualsiasi confronto e approfondimento.

P. Ronny Alessio SJ
Provinciale EUM

Scarica la relazione (.pdf, 1.8Mb)

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