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Trento: generare futuro comune, rifugiati al centro del cambiamento

“Il mondo dei rifugiati e richiedenti asilo rappresenta un importante e indispensabile tassello per uno sviluppo pieno e giusto della società trentina”: è l’affermazione condivisa, dalla Confindustria alla Chiesa locale, espressa il 13 maggio, nel salone di ITAS Forum di Trento, in occasione della presentazione di “Filiera Trentino”, un dossier di amministrazione condivisa sulle migrazioni, costruito attraverso un percorso e un dialogo che ha coinvolto Terzo Settore, associazioni di categoria, mondo della formazione, ricerca e comunità ecclesiale. L’evento, che ha visto tra i protagonisti il centro Astalli di Trento, ha avuto una grande eco nel mondo della informazione del territorio, in contrasto con le affermazioni della politica locale – e non solo – su questo tema.

Per il Centro Astalli Trento questo appuntamento non ha rappresentato un punto di arrivo, ma la restituzione pubblica di quasi un anno di lavoro territoriale, ascolto e costruzione di alleanze. Un percorso nato dalla consapevolezza che le migrazioni non possono più essere affrontate come una continua emergenza, ma come una trasformazione strutturale che riguarda il futuro del Trentino e non solo.

Il punto di partenza è stata un’intercapedine tra due fragilità: da una parte persone migranti bloccate in lunghi tempi di attesa e sospensione; dall’altra un territorio che fatica sempre più a trovare lavoratori.

Di fronte a questo scenario, Astalli ha promosso e investito sulla nascita di un Forum che riunisse 11 realtà del sociale trentino impegnate quotidianamente nell’incontro con persone migranti e vulnerabili. Una volta costituito, il Forum Accoglienza Lavoro Cittadinanza ha iniziato a interrogarsi non solo su come contrastare le politiche di esclusione, ma soprattutto su come costruire un’alternativa concreta, credibile e condivisa.

Il lavoro si è sviluppato attraverso un approccio strutturato di Theory of Change: partire dai problemi, individuare i cambiamenti desiderati e costruire, passo dopo passo, le condizioni per renderli possibili. Da qui è nato un percorso progressivo di coinvolgimento di altri mondi del territorio: imprese, cooperazione, enti formativi, università, diocesi e realtà civiche, chiamati non a sostenere una rivendicazione, ma a contribuire alla costruzione di una responsabilità comune.

Una fase centrale del percorso è stata rappresentata dai focus group facilitati, dedicati ad abitare, lavoro, comunità, lingua e formazione, con due approfondimenti su salute e scuola. Luoghi di confronto nei quali soggetti molto diversi tra loro hanno potuto condividere criticità, bisogni, esperienze e proposte operative, provando a superare letture frammentate del fenomeno migratorio.

Da questo lavoro collettivo è nata la scrittura del dossier “Filiera Trentino”, pensato non come un semplice documento teorico, ma come una proposta concreta all’amministrazione pubblica di pensare a una governance territoriale condivisa e capace di accompagnare le persone non solo verso un impiego, ma verso una reale possibilità di appartenenza e partecipazione alla vita delle comunità.

La presentazione pubblica del 13 maggio, di fronte a rappresentanti delle istituzioni, sindaci e sindache dei Comuni Trentini, imprenditori, cittadini, operatrici e operatori del sociale, ha rappresentato quindi la restituzione di un metodo prima ancora che di un contenuto: un metodo fondato sull’ascolto, sulla corresponsabilità e sulla convinzione che problemi complessi non possano essere affrontati da soggetti isolati.

Ma dentro questo percorso è emersa anche una consapevolezza ulteriore: i rifugiati non sono soltanto persone da accogliere. Sono persone che interrogano profondamente anche noi, i nostri modelli di convivenza, le nostre istituzioni, il nostro modo di costruire comunità. In questo senso diventano, spesso inconsapevolmente, un motore di cambiamento collettivo. Costringono territori, organizzazioni e cittadini a ripensarsi, a uscire da logiche frammentate, a costruire nuove forme di corresponsabilità.

Per il Centro Astalli Trento questo percorso ha avuto quindi anche un significato culturale e politico profondo: provare a ricostruire spazi di fiducia in un tempo segnato dalla polarizzazione e dalla paura delle differenze. La qualità delle relazioni nate in questi mesi dimostra che esiste ancora, nel territorio trentino, la possibilità concreta di costruire visioni condivise e strumenti comuni di governance.

Ora però si apre un interrogativo decisivo: come continuare a far camminare Filiera Trentino? Come evitare che resti soltanto un dossier o un evento ben riuscito? E ancora: come fare in modo che questo metodo — fondato su ascolto, corresponsabilità e amministrazione condivisa — possa diventare contagioso, dentro e fuori la Provincia di Trento?

Perché, probabilmente, la sfida vera non è soltanto costruire percorsi di inclusione. È capire se siamo ancora capaci, come territori, di trasformare problemi complessi in occasioni per generare futuro comune.

(Giuseppe Marino)

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