A Pisa, il Festival della fiducia, tra bellezza e legami

“Fidarsi è bene, non fidarsi è peggio”: è il sottotitolo che da cinque edizioni accompagna il Piccolo Festival della fiducia, a Pisa, che quest’anno si è svolto dall’8 al 13 giugno. Il Festival è stato ideato da Massimo Trocchi, titolare della Libreria Pellegrini e organizzatore della manifestazione, con la collaborazione del Servizio “Cultura e Università” coordinato da padre Giuseppe Trotta.
“Diffondere bellezza, costruire legami” è stato il leit motiv attraverso il quale è stato declinato quest’anno il tema della fiducia. Soprattutto grazie ai nostri ospiti, e insieme a tutte e tutti coloro che hanno affollato la piazza nei due appuntamenti giornalieri, abbiamo fatto proprio questa esperienza: diffuso bellezza e creato legami.
Lo avevamo scritto nell’editoriale di apertura del festival e lo possiamo confermare alla sua chiusura: «Dove si accendono sguardi capaci di posarsi sul bello e di farsene conquistare, si aprono cammini che ci rendono capaci di accogliere l’altro.» Per contrastare i cinici che vedono solo il male e contribuiscono a diffonderlo, noi siamo convinti, con Italo Calvino, che la strada da percorrere sia quella di «individuare ciò che inferno non è, e dargli spazio».
Storici dell’arte, giuristi, architetti, teologi, intellettuali e musicisti per una settimana di storie ed approfondimenti capaci di far da “controcanto” al pervasivo mainstream che ci vuole immersi in un mondo di brutture, sempre armati gli uni contro gli altri, sospettosi e guardinghi, e dunque disperatamente soli.
È così accaduto lo spettacolo di una piazza sempre piena di persone ascoltare attentamente una lezione sulla bellezza in Dostoevskij, e discutere con Elena Granata, tra le più importanti urbaniste italiane, del valore intrinsecamente pubblico delle città e dei suoi spazi. Si è ragionato con Marta Cartabia delle peculiarità della nostra Corte Costituzionali e del suo essere baluardo dei principi democratici fondati sulla Costituzione. E commuoversi con i ragazzi del Rione Sanità, di fronte al racconto del cambiamento delle loro vite, e dell’itero quartiere grazie al recupero di spazi di bellezza e opere del patrimonio culturale della zona, fino a pochi anni fa nascosti nell’incuria e degrado. E ballare sulle struggenti e saltellanti note di Gianni Aversano Trio, fine interprete del patrimonio musicale campano.
In tanti hanno ringraziato, in tanti hanno aiutato, in tanti ci hanno detto: vivere così, abitare così la città, è più bello.
Giuseppe Trotta