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Gesuiti
Provincia Euro-Mediterranea della Compagnia di Gesù
Letture consigliate

La castità nella Compagnia di Gesù

Congregazione Generale 34 - Decreto 8

Introduzione

[228] 1. Nel corso di questo secolo, il significato della sessualità nelle relazioni umane ha subito significativi cambiamenti in molte parti del mondo. Sempre di più, uomini e donne vivono la loro sessualità come un dono, attraverso il quale esprimono gli aspetti più intimi dell’amore e della dedizione. Per molti di loro, la sessualità è vissuta come parte del “sacramento del matrimonio”, nel quale sperimentano l’amore di Dio nel loro reciproco amore coniugale. Al tempo stesso, questi ultimi decenni hanno fatto scoprire le strutture di ingiustizia imposte alle donne e alcune delle deformazioni, degli sfruttamenti e degli abusi che hanno accompagnato il modificarsi dei ruoli e delle espressioni della sessualità. Non solo: la pubblicità e gli spettacoli odierni hanno dato all’espressione sessuale una centralità che non avevano mai avuto all’interno di diverse culture. Questi ultimi decenni sono stati definiti come quelli della “rivoluzione sessuale”.

[229] 2. In questo stesso periodo, il celibato è stato duramente criticato sia dall’interno che dall’esterno della Chiesa. A migliaia hanno lasciato la vita religiosa o il ministero sacerdotale per sposarsi. I mass media hanno riportato storie sensazionali di infedeltà e di abusi. In tutto il mondo vengono posti domande e interrogativi sul significato e sul valore della castità sacerdotale o religiosa.

[230] 3. A questi interrogativi la Congregazione Generale 34ª intende rispondere, per dire qualcosa in maniera franca e chiara sul significato della castità nella vita del gesuita e sulla nostra determinazione nel volerla difendere. Proponendo questo decreto, non presupponiamo che l’infedeltà alla castità sia largamente diffusa in Compagnia; al contrario, siamo convinti che, per la grazia di Dio, malgrado le sfide e le prove di questi anni, la fedeltà alla castità caratterizzi ancor oggi come in passato la vita della Compagnia. Questa convinzione si fonda sull’ampia conoscenza che i membri di ciascuna Provincia qui riuniti hanno dei loro compagni, ed è del resto confermata dall’approfondito esame dello stato della Compagnia, fatto da questa Congregazione. È questa fedeltà fondata nella grazia che speriamo di rafforzare e confermare di fronte a tanti elementi culturali che vorrebbero contraddirla.

[231] 4. Scopo di questo decreto è pertanto quello di dare una risposta autorevole alla domanda: cosa è la castità di cui i gesuiti fanno voto e come può la Compagnia di Gesù continuare a promuoverla in tutta la sua integrità?

La vocazione alla castità

[232] 5. Per Ignazio, la Compagnia di Gesù doveva fondamentalmente basarsi sul distacco e sulla decisione di servire totalmente Dio. La Compagnia doveva essere una attuazione della vita degli apostoli: “Signore, noi abbiamo lasciato tutte le nostre cose e ti abbiamo seguito” (Lc 1 g, 28). Questa rinuncia, per il gesuita, comprende “casa o moglie o fratelli o genitori o figli per il Regno di Dio” (Lc 8,29). Un profondo amore personale rende possibile il seguire Cristo in questo modo, un amore che sceglie lui al posto di tutto ciò cui si è rinunciato. Quando un gesuita parla di questo, egli parla del suo voto di castità, una castità resa possibile dalla grazia e che è stata scelta, come quella di Gesù, per servire, nella missione, il Regno dei Cieli.

[233] 6. Messo in ridicolo da alcuni e suscitando perplessità in molti, Ignazio sosteneva che un gesuita, nella sua castità, doveva mirare a imitare la purezza degli angeli. Questo però non doveva indurre al disprezzo del proprio corpo, ma piuttosto a incarnare nella propria vita ciò che, secondo Ignazio, costituisce l’essenza stessa degli angeli: vivere di un’unica visione ed essere pronti per la missione. Per Ignazio, infatti, gli angeli sono “esseri spirituali inviati a servire”. Essi vivono in immediata familiarità con Dio e servono come ministri di Dio, conducendo gli uomini a lui. In modo analogo, la castità del gesuita consiste nel realizzare, nelle sue azioni e nei suoi pensieri, una indefettibile unione con Dio nella preghiera e nel ministero.

[234] 7. Nel voto di castità, pertanto, il gesuita è consacrato e unito precisamente a quel Dio che “opera in tutte le cose” per la salvezza del genere umano. La castità è anzitutto il dono del suo amore che chiama il gesuita al discepolato e alla rinuncia, cosicché egli possa avere il cuore libero da ogni relazione umana esclusiva e possa congiungersi all’amore universale di Dio per tutti gli uomini e le donne. La castità diventa così il dono di essere configurato a Cristo.

Il carattere apostolico della castità

[235] 8. Una tale vita di castità consacrata a Dio testimonia in modo concreto che Cristo può afferrare gli esseri umani in un amore e in un annuncio profetico talmente profondi da testimoniare che, alla fin fine, siamo stati creati in vista della vita futura con Dio, dove i figli della resurrezione “non si sposeranno e non saranno dati in matrimonio” (Lc 20, 34-36). In tal modo, il vivere il celibato per il Regno dei cieli annuncia il Vangelo nei fatti più che con le parole. Questo rivela che Dio e il suo Regno vissuti come passione e come speranza della vita di una persona possono essere realtà assolute, più attraenti di qualsiasi altro valore umano. Per questa ragione, in tutto l’arco della storia della Chiesa, una vita di questo genere è stata vista come uno dei mezzi più adeguati “per i religiosi per potere generosamente dedicarsi al servizio divino e alle opere di apostolato”.

[236] 9. Nella nostra Compagnia, di conseguenza, non solo la povertà e l’obbedienza, ma anche la castità è essenzialmente apostolica. I gesuiti non la intendono rivolta esclusivamente alla loro personale santificazione, ma come una chiamata a divenire una cosa sola con Cristo nell’opera di salvezza del genere umano. Perché, secondo gli scopi complessivi del nostro Istituto, noi abbracciamo la castità apostolica come specifica sorgente di fecondità spirituale nel mondo, come mezzo per vivere un più profondo amore e una più totale disponibilità apostolica nei confronti di tutta l’umanità. È per questa ragione che la castità dei gesuiti non è in competizione con il matrimonio: al contrario, ne conferma i valori. In ambedue i casi si tratta di un amore e di una fedeltà che vanno oltre l’espressione sessuale, e dei quali il matrimonio cristiano e la castità religiosa sono realizzazioni sacre anche se differenti. Solo pochi sono chiamati alla vita del gesuita ma, per chi lo è, la castità prende il suo senso solo come mezzo per un più grande amore e per una più autentica carità apostolica.

[237] 10. Tutto questo può risultare ancora più importante ai nostri giorni, nei quali è così diffusa la tendenza a tenere fuori del proprio campo di interesse intere classi di uomini, mentre si identifica l’amore con l’erotismo e l’edonismo e lo si sfrutta per finì dì lucro, nel degrado della natura umana. Un amore che sia pienamente umano e offerto con generosità agli altri, specie ai poveri e agli emarginati, può invece essere un segno molto efficace per condurre la gente a Cristo che è venuto per mostrarci cosa è veramente l’amore e che Dio e amore.

[238] 11. Proprio grazie alla sua castità un gesuita può vivere nella totale disponibilità apostolica. I suoi incarichi hanno sempre un carattere di provvisorietà: egli deve sempre tenersi pronto, nell’obbedienza, a spostarsi altrove, per un altro incarico. Un tale distacco dalla stabilitas, dalla possibilità, cioè, di definirsi in relazione a una singola famiglia o a un gruppo parentale, o addirittura a una Chiesa particolare, a una cultura, a un luogo specifico, è ciò che caratterizza il gesuita. È questo l’elemento costitutivo della sua obbedienza, e il rimanere celibe per il Regno di Dio rende possibile questa obbedienza per la missione. Se questa disponibilità apostolica non paralizza la sua affettività è solo perché la castità del gesuita incarna un amore contemplativo, che include tutti gli esseri umani, e che lo rende aperto e capace di trovare Dio dappertutto.

[239] 12. I gesuiti, pertanto, hanno scelto dì offrire a Dio e alle sue creature, in unione con Cristo, la vita semplice, sincera ed esigente della castità consacrata.

Il contenuto e il significato del voto di castità

[240] 13. Considerata la confusione attuale, dobbiamo esser quanto più chiari possibile sul significato che ha questo voto, se vogliamo che esso faccia parte delle cose da condividere nella nostra vita. Esso nasce ed è fondato su una decisione libera e cosciente, presa sotto l’influsso della grazia. Per il suo voto di castità, il gesuita si dedica totalmente a Dio e al suo servizio, in un amore talmente unico da escludere sia il matrimonio e ogni altra relazione umana esclusiva, sia le espressioni genitali e la gratificazione della propria sessualità. Il voto implica pertanto l’obbligo della totale continenza nel celibato, per amore del Regno dei cieli. Nel seguire il consiglio evangelico della castità, il gesuita tende ad approfondire l’intimità con Dio, il suo configurarsi a Cristo, l’amicizia con i confratelli gesuiti, il servizio agli altri, e al tempo stesso tende a crescere nella maturità personale e nella capacità di amore. La testimonianza di molti gesuiti conferma che c’è una gioia profonda in questa vita di amore personale e di servizio.

Il prezzo di questo discepolato

[241] 14. Un gesuita non deve nascondere a se stesso quanto gli costerà una tale decisione: essa comporta la rinuncia all’intimità coniugale, all’umanissimo desiderio dì avere figli propri, e il fare a meno di un legame affettivo particolare, che è una delle più ricche esperienze della vita e la condizione normale dì crescita umana. Egli rinuncia alla gioia di appartenere e di vivere in una propria famiglia. Se non risentisse talvolta la dolorosa mancanza di alcune delle più belle e tenere gioie che l’uomo possa provare, non sarebbe pienamente uomo. Certo, nella sua vita vivrà altre gioie, anche più profonde, ma esse non potranno eliminare del tutto la sensazione della mancanza di qualcosa.

[242] 15. Nella castità quindi, il gesuita vivrà non nell’isolamento ma in una certa solitudine. Ci saranno momenti in cui questa solitudine diverrà un deserto, nei quali sperimenterà scarsa o nessuna soddisfazione in ciò che lo circonda; altre volte, la solitudine diverrà croce, esperienza di futilità, di angoscia e di morte.

[243] 16. Per tutta la vita, il gesuita darà il suo tempo e i suoi talenti agli altri senza sperare in alcuna ricompensa, escludendo i propri interessi o lo sviluppo dì una propria carriera, in quanto non costruisce per la propria casa o la propria famiglia. La sola crescita che la castità gli permette, è la crescita nella povertà. Alla fine della vita, per il voto di castità, egli sarà diventato povero in una maniera che i suoi talenti, educazione ed energie non gli avrebbero altrimenti permesso. A quel punto le sue doti apparterranno al passato, le avrà spese per gli altri. Egli sarà diventato povero come Cristo che, “da ricco che era, si è fatto povero per amor vostro” (2 Cor 8,9). Egli è diventato un uomo che non possiede né famiglia né proprietà, che non ha costruito nulla per se stesso e trova solo in Dio il senso della vita. Una tale povertà, che nasce dalla castità, non rappresenta la distruzione della sua esistenza dì gesuita: al contrario, la arricchisce e la realizza. Ma non ci sì può nascondere il prezzo di un tal genere di vita.

Principi normativi e Direttive

[244] 17. Nota Preliminare – Anche se molti degli elementi costitutivi dell’essere gesuita sono stati trattati altrove, poiché essi forniscono un sostegno indispensabile alla vita di castità, è opportuno menzionarli qui, cosicché la vita del gesuita e le sue esigenze possano essere viste nella loro unità organica.

[245] 18. I. La familiarità con Dio e l’amicizia con Cristo, che sono all’origine della sua vocazione, sostengono il gesuita nella sua fedeltà. Questo amore lo aveva infatti portato a intraprendere un tal genere di vita e l’impegno di castità non può continuare o mantenersi se anche l’amore non continuerà a crescere. Questa unione cosciente e amorosa con Dio si esprime nella preghiera, sia in momenti esplicitamente dedicati ad essa, sia nell’atmosfera che pervade la vita di ogni giorno.

Direttive:

[246] 19. [1] Questa dovrebbe essere la preoccupazione principale di ogni gesuita: cercare coscientemente la presenza di Dio sia in forme di preghiera personale come la meditazione, la contemplazione, l’esame di coscienza, che in forme di preghiera comunitaria, come la liturgia delle ore, il discernimento comunitario e i gruppi di preghiera spontanea. Nelle loro molteplici occupazioni, i gesuiti possono apprendere a venerare la presenza divina come l’orizzonte nei quale vivono, a cogliere la provvidenza immanente dì Dio che lì attira nella sua stessa opera di salvezza del genere umano, e a volgersi al Signore come al fine che dà energia al loro lavoro, imparando così a scoprire la presenza di Dio in tutte le cose. La celebrazione dell’Eucarestia – spesso fatta insieme come comunità – dovrebbe essere centrale in questo genere di vita, e il sacramento della Penitenza dovrebbe ugualmente far sentire la sua influenza. Ogni anno, devono dedicarsi coscienziosamente ai loro Esercizi Spirituali. Tutti questi aspetti della vita del gesuita provengono dalla Formula dell’Istituto: chiunque desideri condividere la nostra vita “faccia […] in modo di avere dinanzi agli occhi, finché vivrà, prima d’ogni altra cosa, Iddio”.

[247] 20. [2] Per esperienza, la Compagnia sa che un fondamento della sua fedeltà alla castità è stata la forte (anche se semplice e umile) devozione alla Beata Vergine, che è fiorita tra noi fin dai tempi dì S. Ignazio.

[248] 21. II. La vita comunitaria: ha un ruolo molto importante. La comunità non può certo compensare la mancanza di una moglie e di figli, ma essa può dare sostegno, e di fatto lo dà, a una vita che ha sacrificato queste realtà. Nelle molteplici forme di reciproca presenza e nel coinvolgimento nella vita degli altri, i gesuiti sì trasmettono l’un l’altro la presenza di quel Signore al quale hanno offerto se stessi nel voto di castità. Questa reciproca mediazione e questo scambio costruiscono la comunità religiosa. Il continuo e vitale impegno scambievole è una condizione per maturare di pari passo nella castità.

[249] Ciò vuoI dire che un gesuita non può vivere la sua castità in un presuntuoso isolamento dagli altri. Proprio perché è “un dono dall’alto”, la castità apostolica dovrebbe produrre comunione sia con i confratelli gesuiti, sia con le persone di cui si è al servizio. È triste se la castità sì riduce a una specie di titolo onorifico chiuso in se stesso. La vita di comunità, pertanto, non deve essere solo un sostegno, ma il contesto privilegiato nel quale vivere una castità sana e pienamente umana. Quando la vita comunitaria sostiene con forza e interroga con verità, allora la castità dei gesuiti sarà capace di rendere visibile Dio che opera per aiutare gli altri. È fondamentale apprezzare e sviluppare lo stretto legame esistente tra la castità apostolica e la comunità apostolica.

Direttive:

[250] 22. [3] Le nostre case devono essere delle comunità dove la vita di preghiera e lo scambio dei valori religiosi caratterizzano la vita quotidiana: in certi momenti della giornata e della settimana i membri della comunità devono incontrarsi per la preghiera, la ricreazione e i pasti. È anche importante che vi siano momenti più ampi di preghiera e raccoglimento, nel corso dell’anno, nei quali i gesuiti della comunità condividano le realtà religiose e la missione per le quali vivono. In maniera appropriata per la Compagnia, la liturgia deve segnare il ritmo della comunità gesuitica, così come avviene per qualsiasi comunità cristiana viva: ciascuno dei suoi membri è oggi chiamato dalla Compagnia a promuovere questo genere di vita comunitaria.

[251] 23. [4] Queste comunità dovrebbero anche incarnare un’autentica ospitalità cristiana, “secondo gli usi di ciascuna località”, così da condividere ciò che hanno e ciò che sono con le persone cui sono legate da amicizia o da relazioni apostoliche. D’altra parte, i gesuiti hanno bisogno che alcune partì della casa siano riservate a loro; poiché i costumi in materia variano radicalmente da un luogo all’altro, spetta al Provinciale stabilire cosa è concretamente opportuno. Si può affermare, in generale, che le soluzioni stabilite devono essere tali da non prestarsi a nessuna ambiguità o malinteso.

[252] 24. III. I ministeri rafforzano anch’essi il rapporto con Dio che è la sorgente della castità. Il ministero offre un’esperienza di Cristo quel Cristo al quale egli è unito come strumento condotto dalla mano divina mancante al gesuita che sta al di fuori dell’esperienza apostolica. È la stessa grazia che permette ai gesuiti di progredire nella fedeltà e nella unione sempre più stretta con Dio, e di “procurare con tutte le forze dì essere d’aiuto alla salvezza e alla perfezione delle anime del prossimo”. La castità, inoltre, è strettamente collegata al modo che abbiamo scelto per metterci in relazione con gli altri. La pienezza di significato e la gioia che ci vengono dall’esperienza apostolica, danno senso alla castità che, a sua volta, rende possibile la vita apostolica stessa. E questo può essere particolarmente vero quando il ministero è realizzato nel mondo dei poveri e degli oppressi. In ogni caso, il reciproco sostegno tra impegno apostolico e castità del gesuita è possibile solo se il gesuita esercita il ministero gratuitamente, senza cercare dì utilizzano per la propria personale soddisfazione.

Direttive:

[253] 25. [5] La Compagnia sì aspetta da tutti i gesuiti che non solo siano fedeli ai loro voti, ma che manifestino pubblicamente questa fedeltà. Essi dovrebbero incarnare nei loro ministeri e nella loro vita un comportamento “professionale” che non si presti a equivoci, che renda manifesto il loro impegno sacerdotale e religioso (modestia). Il loro modo di fare – sia come comunità che come individui -dovrebbe escludere qualsiasi ambiguità sulle loro vite, inducendo le persone per le quali esercitano il ministero ad avere istintivamente fiducia nel loro disinteresse e nella loro fedeltà.

[254] 26. [6] È particolarmente importante che coloro che esercitano ministeri, quali la direzione spirituale, il consiglio o la terapia, pongano dei limiti “professionali” molto chiari, consci della possibilità di “transfert” o “controtransfert” affettivi, ed evitino di confondere queste relazioni ministeriali con quelle dì un’intima amicizia.

[255] 27. [7] Le differenze attualmente esistenti tra le varie culture e i vari atteggiamenti richiedono ai gesuiti di essere particolarmente sensibili in materia. Chi viaggia all’estero deve essere molto attento alla sensibilità locale e ai costumi riguardo ai rapporti tra uomo e donna. Non ci si può aspettare che la gente del posto valuti la sua condotta con i criteri usati nel suo luogo di origine. Dimenticano, significherebbe per i gesuiti dare una controtestimonianza sui valori evangelici che avevano scelto di proclamare con la loro vita consacrata.

[256] 28. IV. Il discernimento e l’autodisciplina sono essenziali per essere fedeli nella castità. L’attuale cultura di massa è fortemente influenzata dalla propaganda, dalla pubblicità e dallo sfruttamento commerciale della sensibilità sessuale a finì di lucro. L’eccesso di distensione passiva può diventare debilitante come una droga. Su questo punto, il gesuita deve essere criticamente attento. Le indicazioni di S. Ignazio e l’esperienza secolare della Compagnia suggeriscono che un certo sobrio realismo, il discernimento e l’abnegazione sono necessari quando si ha a che fare con le molteplici influenze che invadono la vita di un gesuita. Tale bisogno di disciplina del corpo e della mente è riconosciuto da millenni in molte tradizioni spirituali, e i gesuiti hanno molto da imparare da questi maestri dello spirito per disciplinare e integrare il corpo e la mente in una vita di preghiera e di servizio.

Direttive:

[257] 29. [8] La religiosa prudenza dev’essere presente in ogni momento della vita di un gesuita e ciò comporta la pratica dell’esame dì coscienza, la mortificazione e la custodia dei sensi. Concretamente, un gesuita dovrebbe soppesare gli influssi che riceve attraverso i divertimenti, la TV, le videocassette, le letture, le distrazioni e i viaggi, oltre che tramite le relazioni personali. Per vivere una vita unificata, ci si deve realisticamente chiedere se questa o quella pratica o influenza rafforza oppure indebolisce la fedeltà alla castità e la sua testimonianza esteriore. Un gesuita, inoltre, non deve vergognarsi se nota in se stesso delle tentazioni e dei desideri che potrebbero portarlo a comportamenti scorretti rispetto ai suoi impegni; ma deve cercare aiuto per affrontarli.

[258] 30. [9] Nessuno può ignorare che le mancanze nel vivere fedelmente il voto di castità, o le relazioni ambigue, possono mettere duramente in difficoltà gli altri, sia spiritualmente che psicologicamente. Al di là del peccato grave, tali comportamenti possono compromettere la credibilità della Compagnia in un ambiente culturale che è scettico sulla fedeltà alla castità, e danneggiare quindi seriamente l’efficacia apostolica.

[259] 31. V. Maturazione affettiva: poiché la grazia presuppone la natura, la maturazione spirituale va di pari passo con un’adeguata maturazione affettiva, il che significa sviluppo e integrazione dì tutte le forze e le emozioni della personalità umana, ben al di là delle pulsioni sessuali. Questo, però, si presenta particolarmente difficile nella vita dì rinuncia che la castità ci richiede. Il processo di maturazione affettiva del gesuita si realizza nel contesto delle sue relazioni umane e lo accompagna attraverso tutte le fasi della vita, ma particolarmente nei momenti di crisi.

Direttive:

[260] 32. [10] Il singolo gesuita deve anzitutto riconoscere che, con l’aiuto della grazia, ha lui stesso la responsabilità della propria crescita umana. Spetta soprattutto a lui riconoscere che la sua vita è caratterizzata da quell’equilibrio che gli permette di essere conscio dei suoi sentimenti e di riconoscere le radici delle sue motivazioni più profonde e delle sue possibilità umane. Deve imparare a discernere le “mozioni” presenti nella sua vita, per seguire quelle che lo avvicinano a Dio e rifiutare quelle che lo distolgono. In secondo luogo, il gesuita non deve cercare di isolarsi dalle sfide e dalle crisi della vita, ma confrontarcisi con il massimo dell’onestà, cosicché la sua relazione con Dio e la sua stessa autoaccettazione ne risultino approfondite. In terzo luogo, il gesuita deve far sì che i suoi sentimenti e la sua creatività possano trovare adeguata espressione; e deve anche formarsi una buona sensibilità per le cose belle della vita umana: l’arte, la letteratura, la musica… In quarto luogo, il gesuita deve evitare uno stile dì vita e di lavoro che lo ponga in una condizione di eccessivo stress affettivo, o che gli richieda una continua repressione dei suoi sentimenti, tanto da portarlo a forme dì regressione affettiva, a crolli psicologici, o addirittura a disturbi di ordine psichico. Infine, ed è un punto della massima importanza, l’amicizia deve avere un grande spazio nella vita di un gesuita: la capacità dì instaurare amicizie mature con altri gesuiti e con uomini e donne al dì fuori della Compagnia, così come la capacità dì collaborare paritariamente con gli altri, sono segni di maturità affettiva. L’amicizia, oltre che sostenere una vita consacrata nella castità, può anche essere dì aiuto per approfondire il rapporto affettivo con Dio che la castità comporta.

[261] 33. [11] La direzione spirituale è un aiuto indispensabile per la maturazione spirituale e affettiva. I direttori spirituali possono invitare i gesuiti da loro diretti a comunicare le esperienze affettive che vivono, per poterle valutare e discernerne il significato. Ma non bisogna scambiare la direzione spirituale con l’aiuto psicologico e con la terapia: se emergono problemi psicologici, la persona va indirizzata da un terapeuta, uno psicologo o uno psichiatra.

[262] 34. [12] I superiori possono molto contribuire alla crescita affettiva dì coloro dì cui sono al servizio, favorendo nelle loro comunità un’atmosfera di comprensione e di amicizia tra i membri. D’altra parte, non possono permettersi di rifuggire dalle responsabilità più sgradevoli connesse al loro incarico: porre dei limiti, invitare i confratelli a una vita più integralmente gesuitica, insistere perché la comunità dia una testimonianza di vita consacrata senza equivoci. Di fatto, la maturazione è spesso maggiormente favorita da questo genere di interpellanze che non da un permissivismo che cerca la pace ad ogni costo.

[263] 35. VI. Il rendiconto di coscienza e la direzione spirituale sono stati sottolineati da recenti documenti della Compagnia come aspetti critici per la nostra vita religiosa. Essi assumono ancor maggiore importanza per il contributo che danno alla crescita dei gesuita nella castità.

Direttive:

[264] 36. [13] Uno dei compiti fondamentali dei superiori è quello di stabilire rapporti di mutua comprensione e fiducia con i loro confratelli della Compagnia: questo contribuirà grandemente all’apertura e alla vitalità del rendiconto dì coscienza, alla franchezza dello scambio e all’aiuto che possono dare a ciascun gesuita.

[265] 37. [14] È particolarmente importante che i direttori spirituali ricevano una formazione adeguata, soprattutto i formatori. E ciò vale oggi più che mai, visti gli influssi e le problematiche attualmente presentì per quanto attiene la maturità affettiva e la sessualità.

[266] 38. [15] Ciascun gesuita deve realisticamente riconoscere che sarà in grado di aiutare gli altri a condurre una vita casta nella misura in cui egli stesso vivrà una tale vita integralmente, senza nascondersi le proprie inclinazioni profonde, le passioni, le ansietà e le emozioni che lo pervadono. C’è inoltre da ricordare che spetta a tutti i gesuiti salvaguardare e promuovere la castità, sia con il mutuo sostegno fraterno e con l’amicizia, sia con l’aiuto che sapranno dare ai superiori nella loro responsabilità verso i confratelli e verso la Compagnia.

[267] 39. VII. Ammissione e dimissioni. Prima dell’ammissione al noviziato – ma anche dopo, negli anni della formazione – la Compagnia dovrà valutare con molta cura se il candidato ha l’attitudine e il carattere per questo genere di vita, con i suoi obblighi di castità e dì celibato. La maturazione affettiva in Compagnia è possibile solo se la persona possiede già un’adeguata disposizione dì base sia affettiva che spirituale. I superiori hanno una grande responsabilità davanti a Dio per quanto riguarda la vita interna della Compagnia, la sua credibilità all’esterno e per quanto riguarda i destinatari del ministero pastorale dei suoi membri; ma la possibilità di rispondere adeguatamente a tali responsabilità dipende anche dalla disponibilità dei candidati e dei loro compagni gesuiti ad aprirsi con i superi ori stessi su tutte le difficoltà che potranno incontrare.

La loro responsabilità li chiama ad accompagnare i compagni gesuiti nel cammino spirituale con mano ferma e delicata al tempo stesso, ma essi potranno solo fare del proprio meglio, condizionati come sono dalle conoscenze che avranno potuto acquisire.

[268] 40. I superiori potranno tuttavia trovarsi in serie difficoltà nel dover decidere su ammissioni o dimissioni, soprattutto se non conosceranno bene le norme stabilite dalla Compagnia, o se quelle norme non saranno sufficientemente chiare, o se si troveranno ad affrontare da soli tali decisioni. Spetta al governo ordinario della Compagnia formulare queste norme, e la loro applicazione prudente dipenderà “da molte circostanze particolari dì persone, dì tempi e di luoghi”, come sottolinea S. Ignazio. In generale, la lunga esperienza della Compagnia e i suoi documenti fondamentali suggeriscono le seguenti direttive, mentre le norme applicative dovranno essere messe a punto dal Padre Generale.

Direttive:

[269] 41. [16] 1 superiori – con sensibilità e comprensione – sono tenuti a esaminare i problemi dì tensione emotiva e di prove interiori che ciascun candidato porta con sé per la sua storia, cercando di affrontare con chiarezza le questioni che hanno a che fare con la maturità affettiva e con la effettiva capacità dì astinenza sessuale, specialmente se il candidato ha già fatto l’esperienza di rapporti sessuali intimi. Sia la Compagnia che il candidato devono arrivare a una valutazione di questi fattori quanto più chiara possibile, per poter formulare un giudizio adeguato sulla capacità del candidato dì vivere la nostra vita.

[270] 42. [17] Se qualcuno non riesce a vivere il voto di castità integralmente, con libertà interiore e con gioia, non riesce cioè a trovare Dio nella sua vita di castità, in coscienza non deve emettere i voti e neppure procedere verso gli ordini sacri, ma deve piuttosto lasciare la Compagnia e trovare un altro modo di vivere nel quale possa servire Dio in pace e fedeltà.

[271] 43. [18] Con profondo dispiacere, occorre affermare che – per il bene della Compagnia e dì coloro cui essa si indirizza nella sua missione pastorale – non possono rimanere in Compagnia, qualunque sia il loro grado, coloro i cui ripetuti atti contro la castità, compiuti con altri, indicano come incapaci dì vivere integralmente la loro pubblica professione di castità, anche dopo un’eventuale terapia riabilitativa.

[272] 44. [19] Applicando tutta la sua conoscenza e capacità dì giudizio, il superiore deve mettere in questione (con carità e spirito fraterno) coloro che sì trovano invischiati in relazioni pericolose o in amicizie particolari che possono compromettere la castità consacrata, causare scandalo e danneggiare quell’unione degli spiriti e dei cuori che deve caratterizzare la vita della Compagnia.

Raccomandazione al Padre Generale

[273] 45. Infine, poiché una Congregazione Generale non ha né il tempo né la possibilità dì esaurire questo argomento in tutte le sue implicazioni, la Congregazione Generale 34ª chiede al Padre Generale dì istituire una commissione di esperti che esamini estesamente tutti i problemi riguardanti la fedeltà e la credibilità di questa virtù in Compagnia e preveda una formazione completa in materia per i giovani gesuiti e anche per chi è già formato. A ciascuna conferenza di Provinciali sì raccomanda inoltre di provvedere all’adattamento dì queste direttive nella loro situazione culturale, di studiare i problemi attinenti alla formazione affettiva e di delineare le pedagogie appropriate per sviluppare tutto ciò tra i gesuiti. I risultati dì questi studi dovranno essere sottoposti al Padre Generale per l’approvazione.

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