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Giovani Preghiera

Ritrovare la rotta navigando al ritmo del vento

Una ventina di giovani ha vissuto un’esperienza spirituale fuori dal comune. “Esercizi spirituali in barca a vela per ritrovare… la rotta!”. Qui il racconto di una di loro.

Sorrisi, stupore, silenzio. Queste sono le prime immagini che mi tornano in mente se chiudo gli occhi e ripenso ai giorni appena trascorsi in barca a vela, dal 28 aprile al 4 maggio, in compagnia di perfetti amabili sconosciuti e una guida spirituale fuori dal comune. “Esercizi spirituali in barca a vela per ritrovare… la rotta!”, questo era il titolo dell’esperienza a cui ho avuto la fortuna di partecipare e che mi ha permesso di restituire un senso, una direzione, alla mia rotta. Partendo dal porto di Marsala (Tp), infatti, io e altri diciotto avventurieri abbiamo navigato con due barche a vela verso le tre isole principali delle Egadi, riscoprendo un patrimonio naturale quasi del tutto incontaminato dall’uomo. Ci siamo orientati però su una cartina non convenzionale e del tutto personalizzata; infatti, su una mappa piratesca fantasiosa consegnataci prima di iniziare il viaggio, ciascuno di noi ha segnato il proprio punto di partenza e la destinazione a cui sarebbe voluto arrivare, tracciandovi quindi anche il percorso da seguire. Con l’aiuto di Francesco Cavallini, padre gesuita nonché nostro condottiero spirituale, e di Tommaso, suo fedele aiutante, abbiamo quindi ripercorso le tappe della nostra esistenza, riscoprendo delle ricchezze interiori di cui non avevamo più memoria. La lettura di alcuni passi della Bibbia, le riflessioni di Tommaso e Francesco, e le meditazioni da quest’ultimo guidate al calar del sole e nel silenzio del mare deserto, ci hanno condotti all’incontro con Dio per riscoprire noi stessi; ci siamo soffermati, infatti, sul significato delle nostre vite, ci siamo chiesti se fossero feconde, cioè se stessero generando del bene, e se stessero procedendo per come desideravamo. Ci siamo interrogati su quali fossero le paure che di tanto in tanto hanno condizionato le nostre scelte, perché non ci hanno permesso di compiere scelte di qualità e, anzi, spesso ci hanno paralizzato, e sul coraggio che a volte ci è mancato per rompere col passato. Francesco ci ha però rassicurati chiedendoci di immaginarci come l’argilla tra le mani di un vasaio: è Dio che plasma la nostra esistenza e ci ricompone quando ci rompiamo, perché la nostra rottura, esattamente come la rottura di un vaso, diventa occasione per riplasmarci. La vita, quindi, è il nostro primo e vero talento e, per capire se la stiamo mettendo a frutto, possiamo servirci di due segnali molto chiari: la gioia e il gusto. Bisogna assecondare le proprie sensazioni di felicità perché, al contrario, se si asseconda la paura, lei ci possiederà e non ci permetterà di spingerci oltre. Ciascuno di noi è chiamato a costruire una vita bella e autentica e, per questo, non possiamo continuare a mangiare i frutti che ci hanno fatto male. Dovremmo imparare a cambiare le situazioni che non ci risuonano… dovremmo imparare ad osare. Abbiamo scoperto tutto ciò veleggiando su delle acque pressoché tranquille, spinti da un vento sorprendentemente piacevole poiché era il mezzo tramite cui le vele si gonfiavano e, quindi, trainavano la barca, stando in perenne contatto con la bellezza, quella vera… Ci hanno fatto visita anche i delfini! Sono immensamente grata agli organizzatori di quest’esperienza, Lorenzo e Annachiara, agli skippers, tra cui il saggio Luca, a Francesco, a Tommaso e a tutti i presenti che con coraggio si sono messi in gioco e che con amore hanno condiviso con gli altri la propria esperienza di vita… Credo che adesso tutti noi abbiamo dei nuovi ottimi motivi per impegnarci a rendere bella e generativa la nostra vita.

Clara Galvano

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