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Che dire della vostra obbedienza “perinde ac cadaver”?

L’immagine del cadavere, di cui Ignazio si serve per descrivere che cosa è l’obbedienza cieca, erano già presente nella letteratura spirituale e ascetica. Appare già nella leggenda maior s. Francisci (6,4) scritta da S. Bonaventura (Opera VIII,52). L’obbedienza così concepita da Ignazio è sempre rivolta alla divina Provvidenza o alla persona di Gesù Cristo, non al superiore in sé. Serve per descrivere il radicale attaccamento alla missione affidata al singolo gesuita, quella di essere compagno di Cristo anche e soprattutto nelle difficoltà. Nell’ottica di Ignazio, l’obbedienza è il miglior modo per staccarsi dagli affetti disordinati che dominano l’umanità e impediscono di essere totalmente liberi. Di fatto, l’atto di obbedienza è un movimento che coinvolge nello stesso tempo il gesuita e il suo superiore nel sentire cosa lo Spirito suggerisce. Obbedienza cieca è la fedeltà a questo atteggiamento esistenziale di uscita da se stessi.

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