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La collaborazione interprovinciale e sopraprovinciale

Congregazione Generale 34 - Decreto 21

La nostra visione

[433] 1. L’eredità ignaziana. Il carattere internazionale della nostra missione ha la sua origine nella visione trinitaria di Ignazio e trova la sua espressione più significativa nel nostro quarto voto di obbedienza al Papa. Ignazio e i suoi compagni decisero di costituire un unico corpo apostolico e si misero a disposizione del Vicario di Cristo per la missione universale. Per Ignazio, quanto più il servizio era universale tanto più era divino. Ciò ha significato, nel corso della nostra storia, che i gesuiti sono pronti ad andare ovunque nel mondo, là dove il loro servizio è maggiormente richiesto: la disponibilità deve essere un modo di porsi di ciascun gesuita e una caratteristica dell’intera Compagnia: mobile, agile, capace di rispondere ai bisogni di un mondo in rapida evoluzione.

[434] 2. Il mondo e la Chiesa oggi. Oggi più che mai i bisogni del mondo costituiscono un appello urgente a mettere in pratica il nostro universalismo ignaziano. La crescita della consapevolezza del mondo ci ha permesso di pervenire a una più acuta coscienza della natura universale di certi problemi, che richiedono pertanto soluzioni globali: la divisione tra ricchi e poveri e la conseguente necessità di pervenire a un nuovo ordine socio-economico mondiale; la lotta per battere le forze internazionali che tendono a marginalizzare l’intero continente africano; la necessità di ricostruire intere società, dopo il crollo di regimi totalitari; una migliore distribuzione delle risorse disponibili per l’evangelizzazione. Sono molti i bisogni che richiedono un’azione comune e la difficile ricerca dell’unità del mondo postula la presenza, la testimonianza e il coinvolgimento della Compagnia.

[435] 3. Vivere la nostra eredità. Un servizio apostolico efficace richiede anche una coscienza vissuta della realtà della Chiesa locale. Dobbiamo favorire l’inculturazione per poter evangelizzare tutti i popoli e tutte le culture. Dobbiamo essere apostolicamente radicati, ma in modo da non indebolire il carattere universale della nostra chiamata e del nostro servizio. Dobbiamo profondere tutte le nostre energie nella missione particolare che abbiamo ricevuta, contribuendo al dinamismo dell’opera della comunità o della Provincia di cui siamo al servizio, senza dimenticare di essere stati inviati nella vigna universale del Signore. Insieme formiamo un unum corpus apostolicum. Vivere questa tensione tra il locale e l’universale non è facile: la nostra coscienza universale ha bisogno di essere nutrita, espressa e anche messa alla prova.

Cosa abbiamo realizzato?

[436] 4. Le recenti Congregazioni Generali hanno insistito sulla dimensione universale della nostra vocazione e sottolineato in diversi modi l’importanza della collaborazione internazionale. Ai Provinciali è stato ricordato che, oltre alla responsabilità diretta delle loro Province, essi condividono con il Padre Generale la responsabilità delle esigenze dell’intera Compagnia. La risposta della Compagnia ha prodotto frutti molto positivi: è cresciuta la consapevolezza di essere un solo corpo universale. L’universalismo ignaziano si sta manifestando in molti modi: aiuto reciproco e solidarietà tra differenti Province e Regioni, scambio di informazioni e di esperienze, incontri e gruppi di lavoro tra Provinciali, azioni comuni di ogni genere. In particolare, le Conferenze dei Superiori Maggiori hanno favorito una migliore comunicazione e attenzione ai problemi comuni; in qualche caso esse hanno portato a costituire opere comuni.

[437] 5. Concordiamo tuttavia con quanto affermato dal Padre Generale: “Noi non sfruttiamo tutte le possibilità che ci sono date dal fatto della nostra esistenza come corpo apostolico”. Un certo tipo di provincialismo, l’urgenza delle esigenze locali, e la mancanza di adeguate strutture di collegamento, ci hanno impedito di realizzare le nostre potenzialità complessive. Se vogliamo rispondere alle richieste del mondo d’oggi rimanendo fedeli alla nostra vocazione universale, dobbiamo andare al di là di ciò che abbiamo realizzato finora. Dobbiamo acquisire più profondamente uno “spirito dalle dimensioni del mondo” e rafforzare le strutture formali e i collegamenti informali che favoriscono una migliore cooperazione mondiale e regionale. Nello spirito di questa Congregazione Generale, mirante alla messa in pratica, offriamo le raccomandazioni che seguono.

Raccomandazioni

[438] 6. Favorire un atteggiamento universale. In risposta alla grazia della nostra vocazione di gesuiti, è necessario promuovere tra noi un atteggiamento di universalismo, non solo nell’ammissione e nella formazione di nuovi membri, ma come atteggiamento interiore di tutti i gesuiti, in particolare di coloro che hanno responsabilità di governo.

[439] 7. Candidati. L’universalità della Compagnia deve essere presentata ai candidati e, nel valutare se siano adatti, vanno tenute presenti la loro apertura e la loro capacità di rispondere a questa caratteristica della nostra vocazione.

[440] 8. Formazione. L’universalità della Compagnia, come caratteristica del nostro carisma ignaziano, deve essere sottolineata in ciascuna fase della formazione, e l’acquisizione di questo aspetto del nostro carisma può essere rafforzata sperimentando l’universalità della Compagnia, per esempio attraverso incontri internazionali di gesuiti in formazione o favorendo la possibilità di inserimento in altre culture in diverse parti del mondo. Per quanto possibile, i gesuiti dovrebbero ricevere parte della loro formazione in un contesto culturale diverso al loro.

[441] 9. Formazione permanente. Uno degli obiettivi della formazione permanente dovrebbe essere quello di favorire un atteggiamento di universalità attraverso esperienze
del carattere universale della Compagnia: ciascun gesuita dovrebbe fare esperienze del genere, che non solo svilupperebbero il senso dell’universalismo ignaziano a livello personale, ma favorirebbero nelle Province prospettive di maggiore globalità.

[442] 10. Conoscenza delle lingue. Per facilitare la comunicazione con culture diverse e con tutta la Compagnia universale, tutti devono imparare lingue diverse dalla loro, e la Compagnia nel suo insieme dovrebbe tentare di arrivare ad una lingua comune. A questo scopo, i gesuiti in formazione impareranno l’inglese, e chi è di madrelingua inglese dovrà imparare un’altra lingua moderna di portata internazionale, scelta secondo il contesto culturale di vita. Per quanto possibile, i gesuiti che hanno già completato la loro formazione sono invitati a seguire lo stesso principio.

[443] 11. L’invio in missione in un’altra cultura. L’ideale dell’universalismo della Compagnia è che ogni gesuita sia disponibile per essere inviato ovunque nel mondo. Ma in pratica, poiché questo passaggio dall’una all’altra cultura può non essere facile, occorre prevedere delle procedure di scelta e di preparazione, e assicurarsi che chi viene inviato in una cultura diversa o in una missione internazionale sia sufficientemente maturo dal punto di vista psicologico, da saper vivere in uno stile di vita con scarse radici culturali. A questo scopo, occorrerà utilizzare un qualche genere di informationes.

[444] 12. Governo. Per vivere effettivamente la nostra universalità, è essenziale che coloro che hanno responsabilità di governo in Compagnia, e in particolare i Provinciali con i loro consultori, siano dotati di un forte senso di questo carisma e abbiano “le qualità e le doti assolutamente necessarie perché tra di loro si possa stabilire una vera e feconda collaborazione […]. Il Preposito Generale deve avere presenti queste qualità nella nomina dei Provinciali” e dei loro consultori. L’incontro dei nuovi Provinciali con il Padre Generale è un’occasione quanto mai adatta per sottolineare il loro ruolo nello sviluppo del carattere universale della Compagnia.

[445] 13. Sviluppare relazioni mondiali e regionali. La struttura ufficiale di governo della Compagnia, vale a dire il Generale, il suo Consiglio e i Superiori Maggiori sparsi nel mondo, costituisce il quadro di riferimento per lo sviluppo di molte e diverse forme di cooperazione, di collegamento mondiale e regionale: un noviziato interprovinciale, per esempio, fino al “Jesuit Refugee Service”.

[446] 14. Collegamenti internazionali. Anche se esistono già numerosi collegamenti regionali e internazionali, per sfruttare più pienamente le possibilità offerteci dall’essere un corpo internazionale, si devono creare nuovi collegamenti a livello regionale e mondiale. Tali collegamenti tra persone e istituzioni dovrebbero sapersi occupare di problemi mondiali attraverso l’aiuto reciproco, lo scambio di informazioni, la pianificazione e la valutazione, e con la realizzazione di progetti che non potrebbero facilmente essere portati a compimento nell’ambito della struttura provinciale. Esiste la possibilità di collegamenti organici tra specialisti con esperienze e prospettive diverse ma accomunati da interessi condivisi, così come di collegamenti tra dipartimenti universitari, centri di ricerca, riviste culturali e gruppi regionali di azione. Lo stesso può dirsi per i collegamenti possibili tra agenzie internazionali, organizzazioni non governative e altre organizzazioni emergenti di persone di buona volontà. L’iniziativa e il sostegno a queste varie forme di collegamento dovrebbero provenire da tutti i livelli della Compagnia, ma i segretariati della Curia Generalizia devono avere un ruolo importante in materia.

[447] Il futuro della collaborazione internazionale, sotto molti aspetti, rimane largamente sconosciuto: con creatività, apertura mentale e umiltà, dovremo essere pronti a collaborare con tutti coloro che operano per lo sviluppo integrale e la liberazione della gente.

[448] 15. Gemellaggi. Il gemellaggio, che ha preso il posto del concetto tradizionale di “regione missionaria”, è divenuto uno strumento sempre più efficace e mutuamente arricchente di scambio tra Province sparse nel mondo. Occorre tuttavia un attento riesame di questa pratica, per ridefinire i suoi scopi e le sue funzioni e per arrivare ad una maggiore solidarietà e ad una migliore ripartizione delle risorse rispetto alle necessità. Le Procure delle missioni devono prendere parte a questo riesame, per ampliare la loro funzione e includervi l’impegno per una maggiore cooperazione ed efficacia.

[449] 16. Le Conferenze dei Superiori Maggiori. La Congregazione Generale 34ª conferma l’istituzione delle Conferenze dei Superiori Maggiori raccomandata dalla Congregazione Generale 31ª come struttura di collaborazione interprovinciale e sopraprovinciale, e raccomanda fortemente al Padre Generale di promuoverne lo sviluppo.

[450] 17. Differenze. è evidente che, per numerose ragioni, vi sono differenze notevoli nei livelli di sviluppo delle Conferenze nelle varie Regioni della Compagnia. Ma non è opportuno puntare all’uniformità: l’organizzazione e il modo di procedere delle diverse Conferenze dei Superiori Maggiori deve riflettere le differenze culturali e regionali.

[451] 18. Obiettivi. Malgrado le differenze, in vista della necessaria coerenza tra le Conferenze, si raccomanda che tra gli obiettivi di queste siano in ogni caso compresi i seguenti:

a) aprire la Compagnia della Regione alla dimensione universale della Compagnia;
b) aiutare i Superiori Maggiori ad una maggiore consapevolezza della loro responsabilità rispetto alla Compagnia e alla Chiesa nell’intera Regione;
c) facilitare tra i Superiori Maggiori l’unità, la comunicazione, una visione comune e un esercizio efficace dell’autorità;
d) stabilire le priorità, pianificare e coordinare le azioni comuni.

[452] 19. Composizione. La composizione di una Conferenza è determinata dal Padre Generale, dopo opportune consultazioni, tenendo conto dei fattori geografici e culturali, così da assicurare una significativa e fruttuosa collaborazione tra Province. Potrebbe essere necessario ristrutturare le Conferenze attualmente già costituite, per arrivare a una maggiore omogeneità di interessi tra le Province che ne fanno parte.

[453] 20. Condizioni di efficacia. Quando una Conferenza si sarà sufficientemente sviluppata, per ottenere una collaborazione inter- e sopraprovinciale autentica e produttiva, sarà necessario che essa venga posta sotto la direzione di un Moderatore e che abbia Statuti approvati dal Padre Generale.

[454] 21. Moderatori delle Conferenze dei Superiori Maggiori. Compito del Moderatore sarà quello di sostenere lo sviluppo di una visione comune nella Regione e nell’intera Compagnia, guidando gli sforzi di tutti per stabilire priorità, pianificazioni e decisioni comuni. Come istanza esecutiva della Conferenza, toccherà a lui portare avanti le decisioni, realizzare i programmi stabiliti e vigilare sulle iniziative comuni, quali opere comuni, progetti e servizi. Egli dovrà anche favorire tutte le forme di collaborazione tra i gesuiti delle Province appartenenti alla Conferenza e le loro opere.

[455] 22. Autorità del Moderatore. Il Moderatore di una Conferenza dovrà avere l’autorità necessaria per invitare i Superiori Maggiori alla ricerca, pianificazione e determinazione delle priorità e, successivamente, a compiere le azioni richieste sia a livello regionale che nelle Province. Al tempo stesso, i Superiori Maggiori rimangono congiuntamente responsabili della realizzazione delle azioni decise e della erogazione delle risorse necessarie per le opere comuni. I poteri e le responsabilità rispettive del Moderatore e dei Superiori Maggiori, e le procedure decisionali dovranno essere specificate negli Statuti approvati dal Padre Generale.

[456] 23. Opere comuni. Quando un’opera comune è sotto la responsabilità della Conferenza, sarà bene evitare per quanto possibile, a livello di Superiori Maggiori, la divisione tra la responsabilità apostolica dell’opera e la “cura personalis” dei gesuiti che vi lavorano in permanenza, onde assicurare le normali condizioni per un autentico governo ignaziano.

[457] 24. Il personale per le opere comuni. L’apporto di personale dalle Province e dalle Regioni dovrà essere stabilito con regole e criteri oggettivi. Quando si richiederà a un Superiore Maggiore di mettere a disposizione qualcuno per un’opera comune, egli dovrà dare a tale richiesta una priorità almeno pari a quella che dà alle esigenze della Provincia o della Regione.

[458] 25. Incontri di Moderatori. I Moderatori saranno riuniti ogni anno dal Padre Generale per:
a) sviluppare la loro sensibilità al carattere universale della Compagnia;
b) dar loro una migliore comprensione delle priorità globali della Compagnia;
c) lavorare con il Padre Generale per controllare e incoraggiare ulteriori sviluppi nella cooperazione regionale e globale.
Una sufficiente stabilità nel gruppo dei Moderatori darà a questi incontri la necessaria continuità e li renderà maggiormente produttivi.

[459] 26. Comunicazione. Occorrerà favorire la comunicazione tra i Moderatori, specie quando ciò sarà richiesto dall’evoluzione delle priorità regionali e mondiali. Inoltre, una comunicazione regolare tra il Moderatore e il suo, o i suoi, Assistenti Regionali aiuterà l’uno e gli altri a meglio servire la Compagnia. Gli Assistenti Regionali delle Province interessate saranno invitati agli incontri della Conferenza.

[460] 27. Presenze ex officio. Tutti i Moderatori, anche se non Provinciali, parteciperanno ex officio alle Congregazioni Generali e agli incontri dei Provinciali.

[461] 28. Priorità. Il Padre Generale, con il suo staff e nei suoi 461 contatti regolari e diretti con i Provinciali e con i Moderatori delle Conferenze, discernerà i maggiori bisogni della Chiesa universale e stabilirà le priorità mondiali e regionali. Tali priorità dovranno essere prese in considerazione dalle Conferenze e dalle Province quando queste stabiliranno a loro volta le rispettive priorità. Le lettere ex officio annuali dovranno render conto dell’efficacia apostolica in relazione a tali priorità.

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