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Rob: dalla banca al noviziato con la sindrome dell’impostore

Rob Rizzo SJ, gesuita

Padre Robert Rizzo, 29 anni, maltese, racconta la sua vocazione.

Lavoravo in banca. Le cose andavano bene. Pensavo fosse la strada della mia vita. Poi un mio amico ha deciso di partecipare a 3 giorni di Esercizi Spirituali in silenzio. Una vera provocazione per me. Non ne capivo il senso. Ho iniziato a cercare informazioni su Sant’Ignazio e i suoi primi compagni. Ho capito che questo mio amico era decisamente coraggioso. Partecipava a questa esperienza in forza della sua relazione con Dio, senza conoscerne gli esiti. Ho deciso di partecipare. Così sono arrivato in Italia, a Genova, nel noviziato. Non conoscevo neanche una parola di italiano. In uno dei primi incontri con il maestro dei novizi ricordo di averlo sentito parlare della vita di preghiera e della vita spirituale. Immaginava che tutti andassimo alla messa ogni giorno e vivessimo momenti quotidiani di preghiera. Ho risposto che pensavo di dover andare a messa la domenica. Lavoravo in banca. I primi due anni da gesuita sono stati decisamente difficili. Pensavo di non essere adatto. Avevo lavorato in banca fino a poco tempo prima. Il maestro dei novizi mi ha aiutato a guardarmi dentro, accettare questa situazione. Ho capito che Dio mi aveva chiamato proprio dove ero. Non pretendeva fossi perfetto. Mi stava accompagnando. Quando sono entrato in noviziato pensavo che la missione fosse qualcosa da fare, una lista da depennare per gli altri. Ho compreso solo gradualmente che era un essere con e per gli altri. Così sono cambiato. Oggi non sono quello di ieri. Non so dove mi porterà la missione. Quello che ho imparato nel cammino di formazione è vivere con gioia il cammino più che l’arrivo.

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