20 anni del SaMiFo: “Pratiche, saperi e politiche per la salute delle persone rifugiate”

A vent’anni dalla sua nascita, il Centro SaMiFo – Salute Migranti Forzati, nato dalla volontà del Centro Astalli e della Asl Roma 1, – ha promosso un momento di riflessione e confronto dedicato alla salute delle persone rifugiate, tra esperienze maturate sul campo, conoscenze condivise e prospettive future. Presso le Corsie Sistine di Borgo Santo Spirito, l’evento dal titolo “Pratiche, saperi e politiche per la tutela della salute delle persone rifugiate”, ha voluto festeggiare il ventennale del Centro diretto da Giancarlo Santone.
Un progetto pionieristico
Il Centro SaMiFo (Salute Migranti Forzati) nasce il 31 marzo 2006 grazie ad un accordo tra Asl Roma 1 e Centro Astalli ODV, come progetto pionieristico per la presa in carico e la cura di richiedenti asilo e rifugiati. Lo scorso 21 aprile ha celebrato i suoi primi 20 anni nelle evocative Corsie Sistine, nate nel 1473, come primo ospedale romano, su volontà di Papa Sisto IV.
La sede principale del SAMIFO è però in tutt’altra zona, nella Casa della Comunità di Via Luzzatti 8, a pochi passi da Piazza Vittorio, cuore multietnico della capitale. Parliamo, quindi, di una servizio del Sistema Sanitario italiano, specializzato nella cura del trauma e delle sofferenze fisiche e mentali delle persone costrette a fuggire dal loro paese per avere salva la vita. Nel report che è stato presentato durante l’evento si scopre che il Centro SAMIFO è un modello di cura, che in 20 anni ha aperto le porte e ha dato supporto a migliaia di persone adulte e di minore età, provenienti da più di 80 paesi ed erogando più di 430mila prestazioni in attività di accoglienza, assistenza primaria, salute della donna, salute mentale, ortopedia, medicina legale, infermieristica, mediazione linguistico culturale, servizio sociale, riabilitazione psichiatrica. Un centro che è cresciuto, in risposta ai cambiamenti geopolitici, ai conflitti, alla pandemia, ma soprattutto in risposta alle esigenze di richiedenti asilo e rifugiati.

Inclusione socio-sanitaria
L’evento, introdotto dal direttore del Samifo, Giancarlo Santone, e moderato da Riccardo Iacona, si è sviluppato in una giornata intensa, costituita da momenti di confronto tra istituzioni pubbliche e enti del privato sociale, di analisi delle problematiche e riflessioni sulle possibilità di intervento coordinato per favorire l’accoglienza e l’inclusione socio-sanitaria delle persone migranti forzate. Nel Centro Samifo, infatti, sin dagli esordi, lo staff ha organizzato il servizio con la consapevolezza che “la cura deve adattarsi alle persone, non il contrario. E questo principio attraversa tutto il nostro lavoro,” afferma il dott. Santone.
E proprio queste persone sono state al centro dell’evento, con le toccanti testimonianze di Pierrette (suora congolese) e Juliana (infermiera venezuelana), entrambe rifugiate, che hanno saputo raccontare, attraverso le loro storie, della preziosa capacità di ricostruirsi e del grande supporto ricevuto dal Samifo, per poter cominciare una vita nuova nel nostro paese.
La proiezione di cortometraggi dello Spiraglio filmfestival della salute mentale, la mostra fotografica di Amref, la (molto gioiosa) sfilata degli abiti sartoriali e l’esposizione dei gioielli, creati da rifugiati e rifugiate, grazie ai corsi e tirocini organizzati dal Samifo per il progetto europeo LgNet3, hanno contribuito ad approfondire la descrizione dell’attento lavoro di rete che, come afferma il dott. Santone“…Si può fare, anzi si deve fare!” per garantire alle persone migranti forzate l’opportunità di superare il loro vissuto traumatico e trasformare le paure in speranza, attraverso un percorso individuale di inclusione e realizzazione delle loro capacità.

Un lavoro in rete
Tanti sono stati gli interventi dei rappresentanti degli enti pubblici e del terzo settore, che da anni collaborano con il Centro SAMIFO, come parte di una rete territoriale integrata. ANCI, AMREF, Caritas Italiana, GRIS Lazio, Istituto Superiore di Sanità, UNICEF ECARO, UNHCR, CIES, hanno portato l’attenzione sulle sfide comuni da affrontare: mancanza di fondi e di una visione ampia e strutturale che consideri le persone migranti forzate come soggetti del diritto ad essere protetti ed inseriti in percorsi di riabilitazione ed inclusione idonei, attraverso servizi accessibili e popolati da figure professionali formate, come ad esempio i mediatori linguistico culturali, che sono elementi preziosi e trasversali in tutti gli ambiti che danno supporto ai migranti.
Di queste consolidate collaborazioni, lasciamo la chiara descrizione fatta dal presidente del Centro Astalli Camillo Ripamonti che sottolinea quanto nella storia del SAMIFO e della rete di enti che gestiscono i servizi a supporto dei migranti forzati “Ciò che emerge con forza non è solo la quantità delle azioni intraprese, ma la qualità delle relazioni generate, la capacità di immaginare una comunità di cura. … Una comunità che riconosce che il diritto alla salute dei più fragili è, in realtà, fondamento del diritto di tutti.”
Giorgia Rocca
(per le foto i Crediti Foto Buuuball)

