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Compie due anni il centro Matteo Ricci

Lezione di danza presso il Centro Matteo Ricci legato ai padri gesuiti

Struttura d’accoglienza del Centro Astalli per donne rifugiate e richiedenti asilo sole o con bambini, inaugurato a febbraio del 2019 alla presenza del Presidente della Repubblica.  Spazi luminosi, personali e condivisi, locali accoglienti nel cuore di Roma, messi a disposizione dalla Provincia Euro-Mediterranea della Compagnia di Gesù.

Dalla porta verde posta a ridosso dell’angolo di via degli Astalli in corrispondenza di un’edicola mariana e accanto alla storica porta della mensa Astalli entrano ed escono ogni giorno mamme e bambini in cerca di inclusione e futuro. Vengono da Asia, Africa e Sud America. Una è nata anche lì.

L’impatto della pandemia

A prendersene cura 4 operatori, 10 volontari, 2 ragazzi impegnati nel servizio civile. Animazione, cineforum, lezioni di aerobica e laboratori ludici, corsi di italiano: molte delle proposte sono state rallentate dal Covid, come i tirocini formativi attivati in ambito alberghiero e nella ristorazione. “In particolare per i minori è stato un periodo di grande difficoltà” spiega p. Giuseppe Trotta SJ, gesuita impegnato al Centro Astalli, “in alcuni casi affrontato con il supporto di terapeuti”. La didattica a distanza è stata possibile grazie ai supporti tecnologici che il centro ha fornito per poter svolgere tutte le lezioni contemporaneamente”.

Nonostante questo tempo particolare diversi sono i segni incoraggianti riconosciuti nel cammino comune. “Una ragazza ha firmato un contratto a tempo determinato e un’altra ha iniziato un tirocinio nell’ambito delle pulizie e della sanificazione, Con altre ospiti è stato ripensato insieme il percorso di integrazione definito prima della pandemia. Due nuclei familiari e altre ospiti singole sono già proiettate verso l’uscita dal centro e si apre per loro un 2021 ricco di opportunità e buoni auspici”.

Un luogo rigenerante

Uno spazio di benessere anche per chi lo intercetta come volontario. “Ho da subito percepito un’aria più pulita, priva di malizia, essenziale ed accogliente. Non capivo perché, fino a quando non ho conosciuto le persone che vi lavorano e vi abitano” racconta Velia, 16 anni, “i bambini in particolare con cui abbiamo trascorso una provvidenziale giornata all’aperto”.

“Il loro volto allegro e spensierato, nonostante le difficoltà, ha donato luce alla mia storia” aggiunge Lavinia, 18. “La loro gratitudine e l’invito a trattenerci oltre, una profonda gioia”.

“La disponibilità reciproca delle persone che condividono gli spazi mi ha fatto riflettere su quanto invece la società odierna sia diffidente, perdendosi un gran tesoro” riflette Giulia, 18 anni. Incontri provvidenziali capaci di segnare la quotidianità e rinnovarla nel piccolo: “Stiamo ora sognando grazie a loro e per loro nuove occasioni per farle sentire accolte, preziose e scoprirci noi capaci di uno sguardo diverso. Il Centro è stato per noi davvero rigenerante”.

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