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Rapporto Astalli: “L’accoglienza crea futuro”

Il Centro Astalli ha presentato oggi, 13 aprile, il Rapporto annuale 2023, una fotografia aggiornata sulle condizioni di richiedenti asilo e rifugiati che durante il 2022 si sono rivolti al Centro Astalli, la sede italiana del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati, e hanno usufruito dei servizi di prima e seconda accoglienza che offriamo a Roma e nella città italiane in cui operiamo (Bologna, Catania, Grumo Nevano, Palermo, Padova, Trento, Vicenza).  

Ad aprire l’evento, che si è svolto al Teatro Argentina a Roma, i saluti del Sindaco di Roma, Roberto Gualtieri.

● Le testimonianze di Barry, fuggito dalla Sierra Leone, e di Hamed, rifugiato dell’Afghanistan, hanno introdotto i dati del Rapporto presentati nell’intervento di P. Camillo Ripamonti, presidente Centro Astalli.

● Prezioso il contributo di Alessandro Bergonzoni che con le parole ha regalato un bellissimo viaggio tra i temi delle migrazioni.

● L’intervento di S. Em. Cardinal Matteo Maria Zuppi, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, intervistato da Bianca Berlinguer che ha condotto l’incontro, ha sottolineato la necessità di uscire dalla logica dell’emergenza per dare risposte di umanità e solidarietà a chi è costretto a lasciare il proprio Paese.

Il Rapporto, oltre a contenere un resoconto di un anno di attività del Centro Astalli, vuole essere uno strumento per capire quali sono le principali nazionalità dei rifugiati che giungono in Italia per chiedere asilo; quali le principali difficoltà che incontrano nel percorso per il riconoscimento della protezione e per l’accesso all’accoglienza o a percorsi di integrazione. Attraverso testimonianze e approfondimenti si cerca di far emergere i principali nodi sulle migrazioni forzate in Italia: vie d’accesso, vulnerabilità, inclusione sociale.

Qui una sintesi del rapporto

Attraverso i tre verbi che costituiscono la mission del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati, Accompagnare, Servire, Difendere i diritti dei rifugiati, raccontiamo la strada fatta in un anno con 18mila migranti forzati, di cui 10mila a Roma.

Il 2022 è stato l’anno in cui le sirene della guerra sono tornate inaspettate a farsi sentire forte alle porte dell’Europa. È stato l’anno in cui gli Stati dell’Unione hanno accolto oltre 4,4 milioni di profughi in fuga dagli orrori dell’Ucraina e sembravano aver mosso dei passi sulla via della consapevolezza che le migrazioni sono un fenomeno globale e complesso che richiede uno sforzo di coesione. Una consapevolezza che invece non si è dimostrata altrettanto matura di fronte ad altre tragedie e ad altri migranti.

È stato l’anno in cui si è continuato a distogliere lo sguardo da quanto accade nel Mediterraneo, dove in assenza di canali di ingresso legali e sicuri continuano a morire migliaia di persone.
E mentre l’Europa appare smarrita e ripiegata su se stessa, perdendo così di vista ancora una volta i propri valori fondanti, in Italia non si smette di gridare all’emergenza per 105.129 migranti, di cui 13.386 minori non accompagnati, arrivati via mare nel 2022.
Mentre 170mila cittadini ucraini sono giunti in Italia nel corso dell’anno: la maggior parte ospitata da connazionali già residenti nel Paese, e solo un 20% in strutture d’accoglienza pubblica, fugando così un’iniziale apprensione per l’impatto che la guerra avrebbe avuto sul sistema nazionale.

“Non aver ancora compreso fino in fondo a livello politico che accoglienza e
integrazione sono strettamente correlate, significa condannare le persone a vivere
– o meglio a sopravvivere – ai margini delle periferie esistenziali, oltre che fisiche
delle nostre città”, ha detto padre Camillo Ripamonti. “Nell’esperienza del
Centro Astalli che ha accolto nel 2022 l’1% di questa popolazione (1.308 persone),
sempre più alta è la percentuale di vulnerabili nei centri di accoglienza”.

È stato l’anno in cui la mancanza, spesso cronica, di posti nell’accoglienza istituzionale è emersa in tutta la sua criticità: molte le persone provenienti dalla rotta balcanica, che si trovano a dormire all’addiaccio o in ricoveri di fortuna pur avendo fatto domanda di asilo in Italia.
È stato l’anno in cui è emersa in tutta la sua criticità e urgenza la mancanza di opportunità abitative autonome per i rifugiati oltre l’accoglienza istituzionale.
È stato l’anno in cui si è registrato un aumento del numero delle vulnerabilità fisiche, sanitarie e psicologiche di cui le persone sono portatrici, cui corrispondono difficoltà maggiori nel vedersi garantiti diritti basilari e l’accesso alla protezione. Alcuni degli ostacoli più incomprensibili e inattesi che i rifugiati incontrano in Italia sono infatti proprio quelli burocratici: dalle file interminabili fuori dalle Questure per presentare richiesta di asilo, al rischio di marginalizzazione e di poter accedere ad alcuni diritti causato dal digital divide.

Il Rapporto annuale 2023 descrive il Centro Astalli in Italia come una realtà che, grazie agli oltre risponde ai mutamenti sociali e legislativi di un Paese che stenta a dare la dovuta assistenza a chi, in fuga da guerre e persecuzioni, cerca protezione.  

L’incontro è stato aperto dall’intervento di Alessandro Bergonzoni

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