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Livio Passalacqua

Niente

Niente Non c’eri. Eri inesistente. Niente ti apparteneva e non appartenevi a nessuno Partecipano a qualche rubrica radiofonica o televisiva o a qualche raduno in carne ed ossa e iniziano l’intervento con un “Niente”. Qualcuno recrimina: “Se non hai niente da dire perché intervieni?”. Da parte mia capisco questo appello che uno si dà per stare tranquillo e superare il momento d’ansia iniziale, ma sempre mantengo, nel fondo, la speranza si tratti di un soggetto che sta relativizzando, che riconosce la piccolezza del problema che presenta di fronte alla grandezza dei tanti problemi presentati dagli altri partecipanti. Addirittura mi nasce la venerazione di trovarmi accanto ad un distaccato discepolo di Meister Eckhart o di S. Giovanni della Croce con il suo nada o almeno con un incipiente, magari inconsapevole, buddista che sta facendo pace con i suoi desideri e accoglie la vacuità come via di mezzo tra il nichilismo, estrema malattia dell’essere, e la pretesa di assoluto.

Eppure questo misterioso Niente = “Nessun Ente”, talvolta registrato all’anagrafe con il termine più filosofico e nobiliare “Nulla”, è uno dei protagonisti principali di quest’epoca e addirittura della storia del mondo. Il Signore lo vedeva con simpatia o almeno con tolleranza e senza pregiudizi ma nella scelta tra la Creazione e il Niente non ha avuto dubbi e ha optato per la Creazione, con il gusto di far nascere qualcosa dal Nulla. Oggi alcuni scienziati tentano di riesumarlo riservandogli una poltrona con vista e regia sul Big Ben dell’Universo ma sembra lo stiano caricando di compiti superiori alle sue forze. Budda, forse, lo sfiora incantato dal Non-Niente. Insomma ha una esistenza incerta e non appare di sana e robusta costituzione anche se risulta inattaccabile da virus o provvedimenti disciplinari. Fa più fortuna in campo di terapia spirituale. È un efficace antidolorifico, di più, valido farmaco per la cura sintomatica, anzi, in ultima analisi, prodigioso guaritore per i gonfiori dell’Io. Candidato al Nobel per la Pace Interiore, se esistesse questa specialità in quel di Oslo.

Mi spiego, l’Io tende a gonfiarsi per vincere le sue insicurezze e complessi di inferiorità. Però in questo gonfiarsi non trova la soluzione del suo conflitto. Anzi aumenta in sofferenza. Fede religiosa e psicoterapia, alleate, lo dispensano da obblighi, appunto, così dispendiosi. “Non hai obbligo di essere il primo in tutto, di essere esente da limiti e immune da difetti. Rilassati: sei uno tra miliardi, ma tra questi miliardi sei un esemplare unico e irripetibile. Fidati di come sei e prosegui a velocità sostenibile”. Non c’eri. Eri inesistente. Niente ti apparteneva e non appartenevi a nessuno. L’Innamorato ti ha pescato dalla sua potentissima fantasia ed ora sei un ex-nulla amato e con una promettentissima carriera davanti a te. Sei perfino una ricetrasmittente di doni rispetto ad altri ex-nulla che siamo noi. L’agile Simone Weil ti suggerisce di essere, cioè considerarti, ancora nulla per essere al vero posto. Vero posto che per i mistici, non solo cristiani, significa arrivare ad essere Tutto, cioè Dio. “Figli ed eredi…simili a Lui.” Attraverso il nostro fratello Gesù, Verbo incarnato. Non sei sul baratro del Nulla! “Ricordati Uomo, figlio mio, che eri niente ma che nel niente non ritornerai, perché il mio affetto non lo permetterà mai!”. Caro lettore, avevo da dirti ancora una cosa! “Sì?”. “Ah. Niente”.

Pubblichiamo gli articoli di Livio Passalacqua SJ per gentile concessione del settimanale diocesano Vita Trentina

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