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Roma. Noi, l’Europa e la morte nella foto di Caesar

p. Antonio Spadaro SJ

L’intervento di padre Ripamonti al MAXXI di Roma, dove oggi è stata inaugurata la mostra fotografica “Nome in codice: Caesar. Detenuti siriani vittime di tortura”

Caesar è lo pseudonimo di un ex ufficiale della Polizia Militare siriana, che tra il 2011 e il 2013 ha avuto il compito di documentare, attraverso i suoi scatti, la morte e le torture subite dai detenuti nelle carceri durante il regime di Bashar-al-Assad. Il fotografo, disgustato e terrorizzato da tanta barbarie, è fuggito all’estero nel 2014, portando con sé più di cinquantamila fotografie per denunciare pubblicamente quanto sta accadendo in Siria.

All’inaugurazione è intervenuto anche padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli.  “Le immagini di questa mostra, al di là del dibattito che hanno suscitato, rendono evidente in modo puntuale gli esiti dell’aver inflitto dolore e sofferenza fisica grave a  persone e che ci fa supporre altrettanto dolore e sofferenza psichica fino a provocarne la morte”, ha detto padre Ripamonti. “Ciò ci fa giustamente indignare e ci fa denunciare la brutalità di un regime, ma tutto questo non deve farci credere, e forse qualcuno si sentirà offeso da questa mia affermazione, che di tutta questa sofferenza e dolore  forse noi non siamo almeno in parte responsabili. Non parlo qui della corresponsabilità legata all’incapacità internazionale  nell’affrontare la questione Siriana che hanno prolungato una guerra la cui brutalità è sotto gli occhi di tutti,  ma, la corresponsabilità come Europa, nell’aver indietreggiato sul versante del rispetto della dignità della persona trasformando il Mediteranno da spazio del vivere insieme i diritti, a spazio di privilegi che però hanno come effetto nefasto il prolungamento di queste torture e di queste violenze fino alla morte di persone già duramente provate. Rischiamo di perpetrare queste ferite, queste torture e violenze inaccettabili con politiche europee che non guardano negli occhi le persone” .

L’iniziativa, di forte impatto emotivo, promossa da Amnesty International, FNSI, FOCSIV, Articolo 21, Un ponte per… e UniMed, sarà visitabile fino al 9 ottobre.

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