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Provincia d'Italia della Compagnia di Gesù
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P. Emanuele Iula SJ

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Emanuele Iula SJ

Sono nato a Roma il 28 settembre 1978, dove ho vissuto fino all’étà di 20 anni. I miei ricordi d’infanzia sono molto sereni. Prima di iniziare a frequentare la scuola, trascorrevo molto tempo in casa dei miei nonni. La mia occupazione principale era disegnare e colorare con i pastelli. L’inizio della scuola segnò un passaggio importante: fu la prima occasione in cui entrai in contatto con i Fratelli delle Scuole Cristiane, con cui il mio legame è diventato sempre più stretto con il passare degli anni. Con loro ebbi la possibilità di frequentare i percorsi catechetici per l’iniziazione ai sacramenti.
Facendo un balzo agli anni di scuola media, ricordo che a questo momento è legato un evento che, ad anni di distanza, si sarebbe rivelato decisivo per la mia vita: la lettura dell’Autobiografia di Sant’Ignazio. L’interesse suscitsato da questa lettura fu notevole. Ciononostante le conseguenze non furono immediate. Il susseguirsi degli eventi e delle relazioni che configurarono i successivi anni di liceo, mi portarono a consolidare ulteriormente il mio rapporto con i Fratelli, al punto di distinguare chiaramente il desiderio di far parte della loro stessa congregazione.
Il primo anno di postulantato ebbe luogo nella mia stessa città, nel 1997/98. Durante quell’anno ebbi modo di iniziare la formazione teologica per l’insegnamento della religione presso la facoltà di Scienze Religiose del Laterano. Un piccolo impegno di pastorale scolastica e frequenti visite a casa completavano il quadro di questa prima tappa di formazione. Il 1998 fu l’anno del grande salto. Insieme a un caro amico, con cui ebbi la gioia di condividere questo stesso cammino, partii per il Noviziato a Griñón, in provincia di Madrid. Nonostante le difficoltà iniziali, il ricordo di questa prima esperienza all’estero e lontano dalla mia famiglia è molto positivo. L’accento messo sulla vita comunitaria era forte, così come l’attenzione rivolta alle relazioni che da questa derivavano. La formazione intellettuale, che in tale ambito non implicava un’interruzione degli studi accademici, e quella spirituale di questa tappa furono, a mio avviso, meno significative.
I due anni di Noviziato in Spagna si conclusero con la prima professione di voti temporanei, il 22 luglio del 2000. La mia destinazione successiva fu Roma, presso il Collegio San Giuseppe – Istituto De Merode. Lo scopo di questa destinazione era terminare il quarto anno di Scienze Religiose, di nuovo al Laterano, e iniziare gli studi in Lingue e Letterature straniere, presso l’Università di Roma III. Su questa base, il profilo apostolico che si delineava per me prevedeva l’insegnamento della religione e delle lingue straniere. Il gusto per lo studio e la chiarezza con cui vivevo il mio impegno di giovane religioso e di studente non mancarono tuttavia di essere messi alla prova. Una serie di circostanze personali e relative alla vita della Provincia toccarono un certo numero di giovani membri della Congregazione, i quali misero in seria discussione la continuazione del loro cammino nella vita religiosa. Gli abbandoni non furono moltissimi, ma furono estremamente significativi per me. A circa dieci anni di distanza, ancora oggi è per me difficile esprimere il modo in cui questi eventi risuonarono dentro di me. Quel che è certo, è che in questo momento il ricordo della lettura dell’Autobiografia di Ignazio di Loyola riemerse con una forza tale da attirare tutta la mia attenzione su una cosa sola, la Compagnia di Gesù.
L’emergere di questo desiderio improvviso all’interno di circostanze del tutto indipendenti dalla mia volontà mi colpì profondamente, come se tutto ciò che avessi desiderato fino a quel momento non fosse che un pallido riflesso della forza e del rinnovato entusiasmo che si esprimevano in me in quel momento. Questo desiderio era talmente forte, da darmi l’impressione che fino a quel momento non avessi mai sperimentato niente di simile.
Questa situazione interiore si trasformò ben presto in una ricerca esteriore. Il P. Gianfranco Ghirlanda fu il primo gesuita con cui mi misi in contatto. Anche se la decisione del mio ingresso non dipendeva da lui, l’incontro con la sua persona mi fece sperimentare per la prima volta l’interlocutore di cui avevo davvero bisogno, che mi permise di rileggere la mia storia e di situarla in una prospettiva e in un progetto che mi entusiasmarono sin dall’inizio. Fu lui a darmi l’imprinting della vita della Compagnia, della sua lunga formazione e delle sue esigenze apostoliche.
Dopo un’estate trascorsa a Bologna, per un approfondimento ulteriore del mio discernimento, il 13 novembre 2001 entrai in Noviziato, a Genova. Come potrete immaginare, la vita da novizio non era del tutto nuova per me, ma la differenza di stile era evidente. Gli strascichi di alcune relazioni risalenti all’estate precedente resero i primi mesi tutt’altro che facili. Ma nella sua somma bontà, il Signore non ha mai omesso di mettere al mio fianco guide pazienti e sapienti, come fu – e continua a esserlo! – P. Carlo Chiappini. Il Mese di Esercizi fu un vero e proprio punto di svolta. Non solo mi permise di mettere ordine a tante cose, ma ebbe il merito di strutturare la mia vita interiore. Grazie agli Esercizi imparai a pregare.
Le successive tappe di formazione non sono state altro che il prolungamento nel tempo di questo momento di conoscenza intima del Signore che si è fatto uomo per noi.
Lo studio della filosofia a Padova mi permise passi importanti nella strutturazione delle mia capacità critiche e di articolazione del mio pensiero. Questo sia attraverso lo studio degli autori, che grazie alla frequentazione del mondo carcerario. All’interno di questi due poli, l’uno di riflessione e studio, l’altro di attività e incontro con i detenuti, cominciò ad affacciarsi in me il desiderio di approfondire le mie competenze in una direzione tale da rendere centrale il rapporto con le persone e che fosse in qualche modo a loro servizio. Il cantiere intellettuale che prendeva lentamente forma non mi permise di riconoscere subito nella filosofia una disciplina capace di accogliere e sviluppare le mie esigenze. Fu così che, dopo un anno di consultazioni, ricevetti il permesso di iscrivermi alla facoltà di Psicologia di Padova, che iniziai a frequentare a partire dal mio secondo anno padovano. La possibilità di questo studio interdisciplinare, benché impegnativa, mi diede molto gusto.
Il trasferimento a Milano per il magistero fu un piccolo lutto per quanto riguarda lo studio della Psicologia. Sapevo già che quasi certamente avrei continuato altrove. Ma a Milano non ritrovai più quell’approccio attento all’uomo, quell’ambiente intellettualmente stimolante e quelle amicizie che non sono mai meno importanti dei risultati accademici.
A Milano sono rimasto per tre anni, da settembre 2005 ad agosto 2008. Il mio compito era di terminare i due anni mancanti al titolo in psicologia e di dare una mano alla pastorale del Leone XIII. Quest’ultima è stata anche la mia prima comunità. Dopo un inizio tranquillo e graduale, cominciai a sperimentare un certo disagio, forse dovuto alla difficoltà di trovare degli interlocutori alla pari. Ovviamente la colpa non era di nessuno, ma da parte mia sentivo che la forza e le motivazioni che accompagnarono gli anni precedenti mi stavano abbandonando. Cercando tuttavia di farmi forte nel Signore e di essere più attento nella cura della mia vita interiore, grazie agli esercizi spirituali del 2006, arrivai a determinare con maggiore chiarezza il correttivo di cui avevo bisogno. Fu così che dopo il primo anno di magistero chiesi il trasferimento alla comunità di San Fedele. Anche se questo non implicò un’immediata “soluzione” delle mie difficoltà, percepivo che qualcosa tornava lentamente al suo posto, e che quello di cui avevo bisogno era finalmente a portata di mano. Da qui cominciai ad apprezzare molto di più il valore dell’amicizia. Insieme a una progressiva accettazione e integrazione dei limiti di cui ogni situazione è portatrice, l’amicizia e la vita comunitaria sono stati elementi che mi hanno permesso di ritrovare il gusto della scelta fatta.
Una volta terminati gli studi di psicologia e lasciando sempre attiva la mia presenza al Leone XIII, durante il terzo anno di magistero ho potuto sperimentarmi all’interno della redazione di Aggiornamenti Sociali. In questo modo il mio magistero si è arricchito di un altro elemento di grande importanza. Oltre al lavoro pastorale e ad alcune attività all’interno dell’IPM Beccaria, l’esperienza in redazione mi ha permesso di sviluppare una maggiore sensibilità a una rilettura attenta al mio modo di essere presente nei suddetti ambienti. Nella sua semplicità, questo trittico fatto di pastorale, attività nel sociale e riflessione mi ha fatto capire quanto sia importante considerare i differenti settori apostolici in cui la Compagnia è impegnata non come dei compartimenti separati l’uno dall’altro, ma come nodi comunicanti di una rete che la nostra formazione ci permette di esplorare e di integrare. La pratica alimenta la riflessione, che a sua volta arricchisce la pratica permettendole di migliorarsi. Credo che questa semplice conclusione abbia avuto un ruolo molto importante per la maturazione della mia identità apostolica.
Con questa idea di circolarità virtuosa tra riflessione e pratica, nel 2008 mi sono trasferito a Parigi per i miei studi di teologia. La ripresa a tempo pieno degli studi non è stata affatto un peso per me. Inoltre la pedagogia offerta dal Centro Sèvres mi sta facilitando molto nel lavoro di articolazione e approfondimento di intuizioni ed esigenze non derivanti da una programma astratto, ma da un dialogo fecondo con le persone.
Inoltre, dal mio arrivo a Parigi ho cominciato a interessarmi di mediazione. Il primo contatto con questa realtà l’ho avuto ai tempi degli studi in psicologia, grazie a un professore di criminologia. A Parigi ho ne seguito la formazione presso un’associazione di mediatori (CMFM). A partire da questo momento, il mio impegno in questo campo è andato crescendo sia quantitativamente che qualitativamente. Alla pratica della mediazione, svolta per il momento in ambito esclusivamente penale, si è aggiunto un progetto che si propone di sviluppare questa stessa pratica su un duplice versante: della formazione per giovani e della ricerca. Per quanto riguarda il primo aspetto, occorre dire che il senso originale della mediazione è di tipo ripartivo, cioè successivo a un conflitto, teso a ricostruire un legame o una relazione deteriorata. Parlare di formazione per giovani significa sensibilizzarli ai valori della giustizia, del perdono e della riconciliazione, affinché siano messi in condizione di scegliere liberamente cosa è meglio per loro e per l’avvenire loro vivere insieme. Rispetto alla ricerca, l’idea è di promuovere uno studio sistematico dell’esperienza e della formazione proposte dall’associazione. Il convegno che ha avuto luogo al Centro Sèvres il 2 aprile 2011 è stato il primo passo ufficiale di questo duplice impegno.
La licenza in filosofia, fatta a Parigi, mi ha fornito spunti importanti per addentrarmi sempre più in questo mondo assetato di giustizia e di riconciliazione, che è lo stesso mondo che la Compagnia intende servire con le sue molteplici espressioni apostoliche.

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