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Gesuiti
Gesuiti in Italia, Albania, Malta e Romania
Storie di vocazione

Marino Riti SJ

Pellegrino sui ponti del mondo

La passione per la ricerca della verità mi ha portato a scoprire una novità che ha cambiato la mia vita: la relazione con il Signore non si basa sulla logica della ricompensa, ma su quella della gratuità amorevole.

Marino Riti SJ, gesuita

Un giorno, meditando sull’etimologia del mio nome, ho scoperto che i greci antichi avevano vari modi di dire “mare”; tra essi c’è “pontos”, che evoca ponte, via, connessione, comunicazione, sponde, mondi diversi in dialogo tra loro. Di fatto mi sento come un marinaio-pellegrino in cammino sui ponti che connettono mondi diversi.

Ho vissuto, infatti, tra la campagna e la città, tra l’agricoltura preindustriale e la passione per l’informatica e le biotecnologie, tra contadini, operai e intellettuali, tra la chimica industriale e le associazioni ecologiste, tra ambienti atei-anticlericali e comunità di fede, tra la cultura scientifica e quella classica, tra il continente europeo e quello americano, tra la sponda adriatica occidentale e quella orientale in territorio albanese, dove con gratitudine vivo attualmente.

Sono nato il 20 maggio 1967 e ho trascorso l’infanzia nella campagna alla periferia di Silvi (TE), una cittadina della riviera adriatica, dove con la famiglia (genitori, nonni e una sorella) mi sono trasferito all’età di dodici anni. In seguito, ho conseguito la maturità in Chimica Industriale a Pescara, dove frequentavo anche associazioni ecologiste e ho iniziato a coltivare la passione per l’informatica.

Sin da piccolo ho vissuto tra persone credenti da una parte e atee e anticlericali dall’altra, ma sempre in dialogo e spesso unite nel rispettare e prestare aiuto a malati, anziani, diversamente abili, pellegrini, rom, disoccupati, stranieri e persone ritenute “immorali” ma in stato di necessità.

La vita parrocchiale era ridotta a una sorta di self-service dei sacramenti, tanto che la mia partecipazione post-confermazione fu molto sporadica; addirittura, una volta rifiutai di fare il padrino perché ritenevo di non poter dare una buona testimonianza. La conversione di alcuni parenti ai Testimoni di Geova avviò in me un processo di lettura critica della Bibbia, della storia ecclesiale e della sua vita e dei miei valori, percorso in cui fui accompagnato da un professore di religione.

Gli anni universitari

Dopo la maturità, mi trasferii a L’Aquila per gli studi universitari di Biologia, desideroso di vivere appieno tutte le novità che mi si presentassero. L’attrazione per esse era talmente forte e inebriante che raramente mi fermavo a discernere se fossero veramente necessarie, utili e moralmente accettabili, o a riflettere sulle ragioni di una certa inquietudine che vivevo in quel periodo.

Di questo periodo ricordo con gratitudine le gioie e le consolazioni vissute nel coltivare amicizie sia con colleghi universitari poco sensibili alla fede in Dio e alle pratiche religiose, ma appassionati della ricerca scientifica e dell’ecologia, sia con altri colleghi che gravitavano intorno alla Cappella Universitaria (CU) diretta dai Padri gesuiti. Ricordo con affetto anche le consolazioni nate dalla vita attiva nella Fuci (Federazione Universitaria Cattolica Italiana), nei gruppi di accoglienza per studenti fuori sede e stranieri, nei gruppi di lectio divina, nel volontariato in una casa famiglia per minori, nel servizio civile presso la Caritas, nella collaborazione con il Collegio Universitario d’Abruzzo della Compagnia e nei progetti di ricerca in collaborazione con un docente del Dipartimento di Scienze ambientali dell’università aquilana.

La scoperta

La passione per la ricerca della verità mi portò a scoprire una novità che cambiò la mia vita: la relazione con il Signore non più basata sulla logica della ricompensa, ma su quella della gratuità amorevole. Una relazione personale e profonda con Gesù Cristo, che mi ama incondizionatamente ed è al mio fianco anche nelle situazioni peggiori della mia vita. Un Signore presente non solo in un luogo sacro o in un gruppo ristretto di fedeli, ma in ogni persona e in ogni luogo, il quale si pone a servizio dell’umanità attraverso le sue creature.

Proprio in questo periodo cominciò a farsi strada in me la vocazione alla Compagnia di Gesù. Mi attraeva molto lo spirito di fiducia e di libertà che la comunità di gesuiti e laici infondeva alle nuove generazioni di studenti, le varie iniziative di dialogo culturale, la formazione a una lettura critica della realtà, la vita comunitaria franca e aperta e, soprattutto, la testimonianza di alcuni gesuiti missionari.

Grazie a tali testimonianze, agli Esercizi Spirituali nella vita ordinaria, ai ritiri spirituali fatti in un suggestivo convento a Calascio, ai campi vocazionali e all’accompagnamento spirituale, dopo un lungo discernimento sono entrato in noviziato a Genova il 26 dicembre 1995.

In Compagnia

L’esperienza genovese è stata ricca di novità e caratterizzata da una costante purificazione dei miei ideali idilliaci sulla relazione con il Signore, con i compagni e con il mondo in generale. Tra i tempi di maggiore intensità, oltre al mese di Esercizi, ricordo la condivisione con i compagni, la prima esperienza di apostolato in una parrocchia diocesana, il pellegrinaggio in povertà, l’esperienza al Cottolengo di Torino e l’assistenza ai nostri padri infermi nella comunità di Gallarate. Lì, la testimonianza di alcuni missionari come p. Gardin, che aveva vissuto anche la persecuzione del regime dittatoriale albanese, rafforzò in me l’attrazione verso il Signore e la vita comunitaria apostolica.

I successivi anni (1997-2000) di Filosofia a Padova sono stati consolanti nella vita comunitaria ma faticosi nello studio; se oggi nutro ancora simpatia per la filosofia, devo ringraziare i compagni e i docenti di formazione scientifica che mi hanno aiutato.

In Albania

Per il magistero, sono stato destinato in Albania, a Scutari, presso il Liceo Pjetër Meshkalla. Pian piano mi sono appassionato alla nuova realtà, grazie alla preghiera, all’aiuto della comunità e di persone di grande fede che vivevano in situazioni sociali molto precarie. Ho sperimentato anche la gioia di progettare e lavorare in equipe in vari campi: l’insegnamento, la gestione del liceo, la formazione dei docenti, l’organizzazione di attività extrascolastiche e il volontariato presso gli orfanotrofi.

Di sponda in sponda, nel 2002 sbarco a Napoli per gli studi di Teologia a Posillipo. Qui sperimento la bellezza e la fatica degli studi che spesso veniva ricompensata dalle consolazioni e dalla umanità, vissute nell’apostolato presso la Rettoria Santa Maria della Speranza di Scampia, specie nella relazione con i compagni, i bambini e le famiglie del quartiere, e con una equipe di collaboratori che mi ha insegnato a tirar fuori le mie doti di improvvisazione e adattamento a situazioni precarie e difficili, e a sperimentare nuove forme di catechismo che consideravano la persona nella sua totalità.

Nella comunità dei teologi di Posillipo ho vissuto bellissimi momenti di fraternità e di discernimento in comune per le attività pastorali. Al periodo napoletano devo anche il dono dell’ordinazione diaconale, ricevuta insieme ad altri confratelli in una parrocchia di Ponticelli ricca di calore e generosità. Durante gli studi di teologia mi appassionai alla vita e alle intuizioni teologiche di Pierre Teilhard de Chardin, che mi portarono ad approfondire il fatto che tra fede e scienza non solo sia possibile un dialogo, ma che esse si necessitino reciprocamente per uno sviluppo fecondo. Qui cominciai a rileggere la mia storia e quella dell’umanità alla luce del concetto di “creazione continua” o “creazione evolutiva”. Le consolazioni che vivevo in quel periodo mi confermarono che erano conciliabili l’amore per la ricerca scientifica, sull’evoluzione e la fede in Gesù Cristo.

Dalla penisola italica a quella iberica, mi trasferii per gli studi di Teologia Spirituale a Madrid, dove sperimentai anche forti desolazioni spirituali che rallentarono i miei ritmi di studio a seguito dell’impossibilità di seguire un percorso personalizzato che contemplasse studi di pedagogia ignaziana visto che il Padre Provinciale mi aveva prospettato il ritorno al Collegio di Scutari. Il Signore non mi fece mancare le sue consolazioni grazie al sostegno di vari confratelli, attraverso le attività pastorali con gli adolescenti del Colegio Nuestra Señora del Recuerdo e con le famiglie, ma soprattutto con il grande dono del ministero presbiterale che cominciai a esercitare subito dopo l’ordinazione sacerdotale, ricevuta per mano del Cardinal Carlo Maria Martini nella Chiesa di Sant’Ignazio a Roma, insieme ad altri due confratelli.

In seguito, ho continuato a esercitare il ministero per un anno nella Diocesi di Scutari e per due anni a Napoli, dove ho proseguito gli studi. Nella città partenopea ho vissuto bellissime esperienze in una Comunità Capi AGESCI, come assistente ecclesiastico formatore per il Campo di Formazione Metodologica per i capi della Branca E/G (Esploratori e Guide), come accompagnatore spirituale e guida di EVO di alcuni laici. Sempre in questo periodo ho iniziato a dare corsi di Esercizi Spirituali in equipe con altri confratelli; un’esperienza che mi riempie di gioia tutt’ora, sia per la collaborazione sia nel vedere come il Signore riesca a farsi strada e a rinnovare la vita e il cuore delle persone.

Dal 2010 vivo in Albania, tranne un periodo di sette mesi in Messico, a Guadalajara, per concludere la mia formazione. Lì ho vissuto belle consolazioni nella vita comunitaria, negli Esercizi Spirituali, nell’approfondimento della spiritualità ignaziana e nella vita quotidiana a contatto con i prigionieri all’interno del carcere sperimentale delle isole Marías. Preziosa è stata anche la relazione con i migranti e i volontari di un centro di accoglienza del Kino Border Initiative (Migrant Aid Center), dove ho toccato con mano le conseguenze più nefaste della crudeltà umana, ma anche vette di generosità, bontà e fede nella misericordia del Signore.

Nella terra delle aquile ho vissuto tante consolazioni spirituali nella vita comunitaria e nella relazione con le persone incontrate in varie missioni espletate tra Scutari e Tirana. In particolare, ricordo la pastorale scolastica e giovanile nel nostro liceo, nel MEG, l’accompagnamento spirituale di studenti, collaboratori, seminaristi del seminario interdiocesano, di religiosi, sacerdoti e laici, la formazione ignaziana dei collaboratori, il ministero degli Esercizi Spirituali, e la pastorale parrocchiale, carceraria e familiare. Non sono mancate desolazioni spirituali in tutti i campi della vita, ma la grazia del Signore mi ha sempre sorpreso e stimolato a rimettere totalmente la mia vita nelle sue mani e a confidare nelle sue promesse, proprio come fece quando decisi di iniziare questo pellegrinaggio nella Compagnia di Gesù.

Ringrazio il Signore per la sua fedeltà anche nei momenti più bui della mia vita e per avermi affiancato persone che hanno saputo sostenermi in momenti difficili e valorizzare nuove mie potenzialità in campi dove non mi ero mai sperimentato.

Un grande desiderio che arde nel cuore, è quello di continuare, insieme ad altri compagni, la missione di “ponte” tra Dio nostro Padre e le sue creature, specie le persone “isola-te” dal resto dell’umanità, per mezzo di Gesù Cristo nello Spirito Santo.

Grato di tutto al Signore, invoco la Sua benedizione su tutti quelli che leggeranno questa testimonianza e su tutte le altre creature.

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